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Archive for the ‘riflessione’ Category

Sono arrivato a Firenze.
Sei mesi sono molti e allo stesso tempo sono molto pochi ma alcune cose cambiano, conosci persone, cambi o adatti le tue abitudini a quelle del posto in cui stai, rivedi oggetti, senti percezioni che avevi messo in uno stato di pausa per la tua esperienza fuori.

Sono appena arrivato e mi daro’ qualche giorno di tregua per adattarmi.
Devo riabituarmi, mi rendo ora conto che tutto sara’ meno drammatico di quanto ho scritto nei giorni scorsi. Ma non scrivevo con la testa.

Sono molto felice di aver fatto tutto quello che ho fatto, senza rimpianti e senza rimorsi, su questo mi sento fortunato.
Non la considero un’esperienza finita li’, potrebbe continuare, non piu’ come esperienza ma come qualcosa di diverso.

Mi sento pero’ di dover chiedere scusa ad alcune persone, quelle piu’ vicine in particolare.
Nelle ultime settimane mi sono reso conto di essere stato quasi insopportabile, avevo solo due pensieri nella testa, il secondo era ovviamente quello della partenza verso un ignoto conosciuto, il dover affrontare ancora una volta, dall’inizio, molte cose che avrebbero dovuto essere ovvie e che improvvisamente non lo sono state.

Provero’ a scrivere due righe nei prossimi giorni, quando il riadattamento sara’ in una fase avanzata.

Un abbraccio a tutti, vicini e lontani.
Ciao.

NB: la scheda Rogers in Italia non funziona, se mi inviate sms non li ricevo.

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Questo post sara’ pieno di sottintesi, sensazioni, emozioni, idee condivise con persone che mi conoscono e mi hanno conosciuto, difficilmente comprensibile, in acluni punti, da “nuovi” amici o da lettori casuali.

E’ un insieme di sensazioni, rabbia, tristezza, impotenza, incredulita’. L’Italia sta cadendo a pezzi, lo sapevo, lo sapevamo, abbiamo e stiamo lavorando per provare a cambiare qualche piccolo dettaglio, qualche sassolino di sabbia in una villa del 1200 troppo vicina ad una stazione con frequenza 10 minuti. Un lavoro certosino, difficile in cui abbandonare, mollare il colpo e’ facilissimo, qualche volta, spesso, mi sento come se lo avessi mollato, altre un po’ meno.
Sapete che in parte, forse in una parte di un passato che non volevo rivivere o forse si, il mio l’ho fatto (bruttissimo da dire), la “politica”, intesa nella sua massima estensione, e’ stata, e’ e sara’ parte della mia vita, del mio quotidiano, militante, militonto o semplicemente di essere umano che tiene gli occhi aperti o che non si gira dall’altra parte.

Oggi pero’ qualcosa e’ diverso. Sara’ che sto passando un periodo non troppo felice, sono pieno di riflessioni sul mio futuro, sul cosa fare o non fare, fatto sta che ho aperto la home page di Repubblica.it e mi sono cadute le braccia, seguite da gambe, testa, cervello, cuore e velocemente tutto il resto.
Il premier: “Polizia nelle scuole”
E’ vero, la polizia in un modo o in un altro nelle scuole ci e’ sempre entrata, vuoi “benedetta” in borghese vuoi in divisa.
Pero’ questa volta qualcosa e’ diverso, almeno per me. Per prima cosa sono lontano 8000 km dal centro delle agitazioni, le sento, le leggo tramite quei media che tanto ho criticato e da cui e’ difficile, talvolta, percepire il reale stato delle cose.
E’ diverso perche’ questa volta, come in passato veramente, questo sembra piu’ un sistema di governo col paraocchi, la critica, la protesta e’ solo un intralcio, va eliminata.
Ci sono studenti, professori, genitori che occupano facolta’, scuole, asili, la protesta e’ generalizzata, non “i soliti che non vogliono andare a scuola” come una sorta di antipolitica o qualunquismo descriveva “queste cose” fino a ieri.

Non mi va di chiamarli bei tempi, e’ triste il fatto che per creare del Movimento ci voglia un governo di questo genere, ma e’ anche un dato di fatto che da molto tempo questo muoversi apparteneva solo a pochi.
Non sono bravo a far analisi ma nelle prossime settimane probabilmente si definira’ qualcosa di piu’ chiaro, peccato che non saro’ in grado di percepirlo da qua.

Qualche volta non so se il mio essere oltreoceano e’ un bene o meno, e’ vero, la mia presenza in Italia non cambierebbe certo la situazione, ma l’esser cosi’ lontano, in questo momento, e’ una strana sensazione di impotenza, sono felice perche’ mi sento meglio, questa pausa da tutto mi sta facendo bene, allo stesso tempo mi sento impotente davanti a cio’ che leggo, che vedo, quasi in colpa per non essere li’, per aver abbandonato la barca nel momento del piu’ feroce attacco da parte di pirati senza alcuna pieta’.

Vorrei continuare ma sono troppo confuso.

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Anche stasera ho mangiato a casa, le stoviglie che avevo lavato l’altro giorno erano esattamente nella stessa posizione in cui li avevo lasciati. Non vorrei essere nei panni degli stomaci dei miei roommates.
Mentre cucino arriva Matthew (se non ricordo male), biondino ben piazzato, chiede se sono “l’italiano”, birra alla mano si presenta, mi da il benvenuto formale, del tipo “benvenuto, spero tu ti trova bene, ecc..“, dice che ha abitato in questa casa per 4 anni ed e’ “awesome!“, fai quello che vuoi, nessuno ti dice nulla, dormi quando vuoi, e cose cosi’. Direi che ci credo.
Finisce il discorso dicendo, con un filo di aria di sufficienza, che nell’altra stanza ci sono dei ragazzi giovani, 19-20 anni, mentre lui va per i 30.
Buffo incontro devo dire.

Ormai sono quasi 20 giorni che vivo in questa casa, devo dire che tornando indietro non so cosa farei, sono due le cose che mi mancano, la prima e’ una pulizia generale e l’altra una cucina degna di questo nome. Sapete che non sono schizzinoso ma lo standard che ho trovato e’ piuttosto basso se parliamo di igene.

nota: devo stroncare alcune dinamiche che mi porto dietro da tempo. Alla radice.

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