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Archive for the ‘lavoro’ Category

Ieri volevo farmi un giro in citta’ per qualche foto, ho avuto sfiga che il tempo era piuttosto brutto, non freddo ma brutto. Rimandato.
Un segno premonitore?

Oggi mi girano a 3000.
Prima di partire per il Canada avevo un accordo con i miei vecchi datori di lavoro, l’accordo consisteva nel fatto che mi sarei preso una pausa e, al mio ritorno, avrei riavuto il vecchio lavoro. Per cinque mesi sono andato tranquillo, con questa idea in testa.
Lunedi’ per prudenza gli scrivo, mi rispondono solo oggi, qualcosa del tipo:

‘Abbiamo da poco stipulato un contratto con una ditta per cui non e’ proprio possibile.  Sinceramente non ricordo l’accordo.’

con una perla finale
‘L’Italia e’ un postaccio adesso, sei sicuro di rientrare?’

Mi girano a 3000.

Ma la colpa e’ mia che mi fido (fidavo) di persone che non lo meritano affatto.
Questa e’ solo l’ultima goccia, al mio rientro si cambia davvero regime, niente piu’ favori, la fiducia si deve guadagnare, meritare e mantenere, e deve essere veramente reciproca.

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Ieri sono stato a vedere Umberto Eco che presentava il suo ultimo libreo “Umberto Eco “Turning Back the Clock: Hot Wars and Media Populism” (A passo di gambero. Guerre calde e populismo mediatico) all’universita’ di Toronto, evento organizzato dall’IIC. In Italia non lo avevo mai visto, e’ stato interessante.
Piccolo particolare fastidioso, l’auditorium e’ vicino casa, su Bloor, molto vicino, il che significa che e’ anche molto vicino alla stazione di incrocio tra la linea gialla e la linea verde, la frequenza dei treni nel sottosuolo nelle ore di punta e’ di due minuti (cinque quando non la prende nessuno..), nessun treno ha fatto ritardo, ogni 120 secondi si sentiva benissimo il trambusto dei convogli.
Davvero svegli a costruire un auditorium accanto alla stazione.

Mi sono informato un po’ sui salari nel mio campo e l’altro giorno ci ho provato, ho chiesto un aumento. Negato. Dato che e’ un’organizzazione ambientalista la gente viene pagata una ceppa, me compreso come ultimo arrivato. Sono una calamita per le situazioni sfigate.
Intanto in questo periodo sto importando qualcosa come 90 mila nomi di persone che hanno donato qualcosa a questa organizzazione, vabbe’.
Nella sezione chi ci finanzia del sito c’e’ trovo anche questo:
Our single largest contribution from a foundation – $205,000 – came from the Open Society Institute“, per chi non lo sapesse OSI e’ una creatura del finanziere filantropo George Soros. Buffo esser stipendiato da un tale personaggio..

La settimana scorsa i miei confratelli sono stati capaci di tenere due sacchi della spazzatura sul portico per 4-5 giorni, per il piacere di piccioni, scoiattoli e, probabilmente, procioni, che qui sembrano aggressivi come orsi grizzly da come ne parla la gente. Non ho avuto il coraggio di toccare i sacchetti per paura di prendermi una di quelle malattie di cui non esiste piu’ cura, non ho gli anticorpi sufficientemente forti per vivere normalmente qua.
Un giorno sono uscito di casa per andare a lavorare e mi sono trovato il contenuto del sacchetto davanti allo scalino, opera degli animaletti affamati di cui sopra, torno dall’ufficio e la scena non e’ cambiata, esco e rientro, dietro di me c’e’ Peter che spostera’ tutto da una parte, presumo, col piede.
Per chi mi legge e non mi conosce potrei sembrare piuttosto schizzinoso/fighetto, vi assicuro che non e’ cosi’. Qua, alcune situazioni fanno proprio schifo.
L’altro ragazzo che come me non e’ parte della confraternita ha rifatto il tetto della cucina, due giorni fa la donna delle pulizie ha reso quasi brillante la zona cucina, ieri il tipo si e’ messo a rifinire tutto, immaginate le condizioni. (e io che mercoledi’ ero tutto contento, “oggi mangio a casa!“, speranza caduta immediatamente.)

A proposito di schifo. L’altro giorno ho letto sul giornale che la Greyhound, una delle piu’ grosse ed usate compagnie di trasporti su ruota del Nord America, in Canada ha avuto alcuni casi di esposizione a tubercolosi, nel 2008 e in un paese dei piu’ avanzati al mondo.
Dopo il caso (non isolato, scopro ora) di decapitazione avvenuto non molto tempo fa, e’ un colpo non da poco per l’azienda (per i passeggeri dovrei dire).
Intanto io mi cerco un passaggio a London per il giorno del ringraziamento, che non si sa mai.

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Ok, ieri non ho scritto, ero un po’ teso per un paio di cose che sono successe.

Sulla prima sono ancora in attesa, la seconda spero sia risolta. Ma procediamo con calma.

Una volta entrati a far parte dei volontari del TIFF si viene iscritti ad una newsletter, in questi messaggi vengono fatte comunicazioni di servizio, spostameni di orari, uffici, richieste di volontari, internship, ecc..

Qualche settimana fa in una di queste newsletter facevano richiesta per una internship (stage) per il supporto tecnico ai loro uffici, come requisiti chiedevano piu’ o meno il mio profilo.
Mando il mio cv (che il resume’ mi pareva limitato) la mattina ed il pomeriggio mi rispondono, mercoledi’ pomeriggio sono a colloquio con questa Roberta.
Mi accomodo, si fanno due chiacchere, mi chiede un po’ cosa faccio, cosa ho fatto, cosa voglio fare, esperienze, le solite cose di un colloquio insomma. Il tutto con un velo, un piumone, di informalita’, il giro sembra tutto molto giovane.

Entro la fine della settimana mi fara’ sapere, se dovessero prendermi un po’ di progetti andrebbero a modificarsi, ma bene cosi’.
Sto aspettando.

La seconda cosa e’ una menata, la mia sistemazione abitativa.
Ottobre si stava avvicinando e quindi la data del pagamento dell’affitto. Come ben sapete se avete seguito un po’ questo blog ci sono un sacco di cose che non vanno, per questo volevo parlare col tizio che mi ha affittato la stanza. Riesco a parlarci per telefono solo una volta, poi non risponde, devo nascondere il numero del cellulare per riuscire a fissarci. Scopro che non e’ piu’ lui il manager della casa (doh!), ma i miei accordi erano con lui, per farla breve riesco ad abbassare il prezzo dell’affitto mensile, pero’ devo anche parlare con la T.D.C. di Peter, oggi riesco a beccarlo e “spunto” (per modo di dire) 50$ piu’ di quanto avevo proposto, non ho insistito perche’ qui devo viverci.
Quando gli elenco le cose che non vanno la sua risposta e’ “e cosa ti aspettavi?” questi studenti confraternitari megalomani non li reggo (trogloditi qualcuno ha detto, concordo :).
Questo per spiegare in due parole gli scorsi 2-3 giorni piuttosto intensi e stressanti, c’ho pure dormito male.

Vediamo che succede, se succede qualcosa, nei prossimi giorni, che secondo me non e’ finita qua.

Detto questo domani pomeriggio alle 6.52pm inizia la Nuit Blanche di Toronto, per qualche ora mi sono messo volontario per l’evento europeo che quest’anno (sfiga!) si svolgera’ al consolato italiano.

Morale delle favole: aspetto
nota: ieri mentre andavo al lavoro il cane al guinzaglio di una tipa si e’ messo a farla in mezzo di strada, sulle strisce, lei imbarazzatissima. stonzate ma ci vogliono.

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E’ vero, all’inizio ero contento di venire a vivere in una confraternita, le decine di film mmerigani avevano creato un immaginario strano.

Passando il tempo mi rendo conto che le cose sono diverse, molto diverse.
Sara’ che con l’eta’ le cose si vedono in maniera diversa pero’ alcuni comportamenti dovrebbero universalmente noti.
Sara’ che ho ancora il dente (e non solo) avvelenato per essere costretto ad andarmene from my place perche’ questi hanno riunioni supersegrete di come farsi le pippe.
Ma quando ti scompaiono le cose in un frigo ilcui unico contenuto sono salse per i BBQ, o ti trovi sul nel lavandino, giusto sotto la scritto “rispetta gli altri, pulisci quando hai finito” il pienone di piatti, bicchieri, posate luridi, il sapone buttato li’ non in piedi ma per traverso, l’altro lavandino intasato da non voglio chiedermi cosa, i piatti puliti a sgocciolare che in realta’ sono sporchi perche’ il genio li ha lavati solo nella parte in alto, qualche domanda te la fai.
Quando poi senti discorsi tipo che “devo andare alla metro per incontrare mia madre, mi porta i soldi” ti immagini che in realta’, come pensavi, questi sono dei ragazzini viziati abituati ad ottenere cio’ che vogliono, pagano altri per fare cio’ che molti altri fanno da soli, tipo pulire cio’ che sporcano, cucina lurida = chiamare la donna delle pulizie, la mia amica russa.

Ne ho viste di case sporche, ma un minimo di dignita’ esisteva, qui manca anche quella, la pulizia di se stessi, dell’ambiente dove vivi quotidianamente, e’ incredibile come questo aspetto sia totalmente assente. Disarmante oserei dire.

Scusate lo sfogo.

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Lunga ed intensa giornata.

Come alcuni sanno sto cercando di licenziarmi da dove lavoro, per farlo pero’ voglio trovare un’alternativa ovviamente.

Oggi alle 5pm avevo il mio primo turno di prova con l’altro lavoro, il manager se ne era scordato e per questo sono venuto via alle 8.30pm
Arrivo quindi al clou della serata, qualcuno potrebbe intuire di che si tratta dal titolo del post.
Giorni fa mi avevano accennato che Petra Magoni e Ferruccio Spinetti sarebbero venuti a Toronto, pensavo fosse per la notte bianca del 4 ottobre, invece erano oggi.
Visto il mio turno pensavo di dovervi rinunciare.

Le cose sono andate diversamente.

Esco alle 8.27pm da lavoro e mi fiondo al 1585 di Dundas st. West, treni e streetcar ormai sono il mio pane quotidiano.

Arrivo intorno alle 9pm al Lula Lounge, grazie ai contatti sul territorio sono nelle guest list e risparmio i 25$ di ingresso.
Le ragazze ed un’altra persona dell’IIC (che ringrazio per l’inserimento nella lista :) sono gia’ li’, il concerto e’ iniziato da 20-30 minuti. La sua voce e’ inconfondibile anche da fuori.

Vediamo il concerto in una situazione molto sobria, troppo forse, meraviglioso come sempre (me li sono visti sia ad Italia Wave che al Festival della Creativita’ del 2007, impareggibile con l’orchestra, anche se col mal di gola). Un bis e la canzone che aspettavo, quella del titolo.

Dopo il loro concerto suonera’ un gruppo greco, la platea infatti e’ composta da pochi locali, molti greci e pochi italiani, alla domanda di Petra, se ci fossero dei connazionali in sala si alzano poche mani oltre alle nostre. Bene.
Anche Ferruccio, oltre a suonare il contrabbasso, fa il suo intervento di rito, meta’ inglese meta’ italiano, davvero disarmante e’ il suo modo di fare e di parlare, e’ sempre uno spettacolo ascoltarlo.

Dicevo, finisce il concerto e andiamo a salutrali, sbuca pero’ una ragazza alle nostre spalle, ci informa che il nostro tavolo con gli artisti ed il manager e’ pronto, rimaniamo piacevolmente sorpresi. Ci dirigiamo da quella parte dove di li’ a poco arriveranno Ferruccio, Petra e le altre persone coinvolte nel concerto, siamo in nove. Siamo finiti a cena con loro, che bello, ho apprezzato un sacco.

L’altra cantante e’ brava ma le chiacchere predono piacevolmente il sopravvento.
E’ vero, per un’artista che “gioca” e lavora con la voce come lei, le note, la musica tradizionale e’ come vivere a San Marino e non poter espatriare, impossibile.

Si fa serata e loro sono naturalmente stanchi, vengono da New York dove hanno tenuto giusto ieri un altro concerto.

Vorrei dire un sacco di altre cose, mi ha fatto un sacco piacere conoscere, anche se per poco tempo, Petra e Ferruccio. Contrariamente ad altri artisti di rilievo conosciuti in passato (anche non nel breve periodo) sono persone davvero alla mano, peccato partano domani, un giro per Toronto poteva essere un’idea.

E’ tardi, vado a letto.

nota: grazie Luca

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Prima spesa a casa nuova, vediamo se riesco a farmi un piatto di roba sana.
Il frigo (i frighi) e’ uno zoo pieno soltanto di salse per BBQ, ci ho messo una scatoletta di tonno commestibile come test/esca, vediamo quanto dura.
Ho fatto pure scorta di incensi, scatola da 40!

Ieri, con un piccolo aiuto, ho finalmente riscritto il résumé, tarato sul mio futuro contributo all’economia canadese.

Interessante cena a Chinatown su Spadina Av, sottoterra. Le 7pm poco piu’ e l’area era deserta o quasi, prima di scegliere il posto dove mangiare, ce ne erano tre in quell’area, siamo stati “assaliti” da queste voci orientali che cercavano di attirarci verso il loro bancone di prelibatezze.

Se non ti fai problemi su quello che mangi, ed io non me ne sto facendo molti, il cibo e’ buono. Impossibile sapere di cosa si tratta, la lingua inglese era un mistero per la signora che ci ha serviti. Porzioni abbondanti, e buone devo ammettere, ma non sai cosa ingurgiti.
Le comunita’ orientali, e cinese in particolare, sono forti e in molti, troppi, riescono a (soprav)vivere senza conoscere una parola dell’idioma locale. Il nome di una pietanza ripetuto 7 volte continuava ad essere incomprensibile. Le uniche parole imparate sono il prezzo, “four dollars“, e “drink?“. Questo purtroppo vale, fortunatamente in misura minore da quanto ho potuto appurare, anche per parte della comunita’ italiana.
E’ una cosa che non riesco a concepire.

Il primo mese, il primo anno puo’ essere comprensibile, posto nuovo, vita nuova, lingua nuova, spirito di sopravvivenza, lavorare per la pagnotta. Ma non oltre.

Dove sta’ la curiosita’, la sete di conoscenza, la voglia di scoprire una cultura diversa, di vivere una *vita* che non sia una copia obsoleta e venuta male del tuo luogo di origine?
Non voglio giudicare, anzi si, ma puo’ chiamarsi vita questa? Che prospettive ti poni? Vivere una sorta di sopravvivenza sotto una campana di acciaio inossidabile per non esporsi troppo, non fa parte di me.
Non fa parte di me il definire un po’ sul serio un po’ per scherzo i canadesi mangia-cake come un modo per categorizzare loro e trovare uno spazio per il noi, italiani (nel mio caso) e locali, i bianchi, gli indiani dell’India, i neri, i cinesi, gli indiani del Canada. Bianco e nero.
Dove sta poi la memoria?

A me piace il grigio, gli assiomi sono fatti per la matematica, uno dei motivi per cui ho scelto Toronto e’ proprio questo, la diversita’ di culture di questa citta’, le differenze, la non omologazione. Ho gia’ dei sentori di bruttezza al ritorno in Italia.

Magari approfondisco l’argomento un’altra volta se interessa.

Al ritorno a casa sono rimasto di sasso. Tutti i miei confratelli, che normalmente vivono nel lerciume e vestono come universitari, in un ambiente pulito (non da loro presumo) indossando giacca e cravatta, senza mezze misure insomma. Mi sentivo fuori posto. Ed infatti era cosi’, appena ho chiesto cosa succedeva la risposta e’ stata qualcosa del tipo “abbiamo un meeting, puoi tornare verso le 9-9.30pm?“, sono stato cacciato da casa mia insomma..
Il meeting quasi certamente era con gli alumni, i vecchi studenti, alcuni infatti portavano capelli bianchi e qualche decina di anni in piu’..

Fortuna ha voluto che avevo chi mi accoglieva.

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Il mio boss e’ un po’ demente.
Devo fare la transizione del sito a cui sto lavorando e c’e’ bisogno di piu’ spazio. Essedo il mio referente giorni fa gli ho chiesto di aumentarlo, mi ha risposto che di queste cose e di altre informazioni di cui ho bisogno se ne occupa un altro tizio (che non risponde alle mail).
Ieri (lunedi’) mattina il tizio viene e io, ingenuamente, espongo i miei quesiti, capisco (me lo dice esplicitamente) che lui non ne sa una ceppa, mi tiene un’ora ripetendo cinque volte le stesse tre cose per non arrivare a niente. Rispondo malino.
E’ la prima volta che mi arrabbio in inglese, e’ divertente.

Questo e’ ovviamente un tipo a cui piace ciarlare, parlava un inglese simile al mio e non ho mai capito il suo ruolo qua dentro. Mi interessa veramente? I don’t think so.

Oggi ho risolto, in parte, i problemi di spazio ed ho mandato un aggiornamento al capo, candidamente mi risponde “se hai bisogno di maggiore spazio dimmelo, che ne faccio richiesta al fornitore“, ho perso 4 giorni per una stronzata mannaggia a lui. Ma anche di questo mi importa il giusto.

Oggi il tizio e’ tornato da me, sono riuscito a liquidarlo in cinque minuti, ne sono orgoglioso (si, mi accontento di poco!).

Oggi ho comprato il poderoso biciclo che usero’ da settembre come mezzo di trasporto esclusivo (spero). Meno di 100$ ed in buone condizioni, pare. Il venditore, tale Sergei, mi ha fornito di freni di riserva e pennarello per dipingere la parte meno colorata, molto disponibile devo dire.
L’ho presa ad High Park, non troppo vicino da downtown. Qui si puo’ e ne ho approfittato per avvicinarla a casa in metro, lasciandola vicino ad una delle stazioni per proseguire la serata.

Prima di ritirarci siamo andati al secondo meeting settimanale di Couch Surfing Toronto, da Rivoli, anche se un po’ buio e musica troppo alta per parlare tranquillamente, l’ambiente e’ sicuramente interessante sia come persone che come locale, non troppo expensive per essere Toronto. Ci torneremo, magari un po’ prima, vista la quantita’ di persone, i posti a sedere scarseggiano. Ottimo metodo di spikkare l’inglish, persone da mezzo mondo ma anche molti autoctoni.
Ho reincontrato la ragazza che avevo conosciuto al Free Hugs Day ed e’ stato piu’ semplice rompere il ghiaccio.
Coincidenza ha voluto che una volta tornato a casa mi sono trovato nella cassetta della posta la cartolina di CouchSurfing per ri-diventare utente verificato.

Il ritorno e’ stato leggermente faticoso. Prima volta in assoluto da quando sono qua che non prendo la metro per tornare a casa, stavolta solo streetcar e bici. Non immaginavo pero’ che dalla stazione di Bathust a St Clare Ave ci fossero delle salite e meta’ strada rotta, se ci aggiungete che da piu’ di due mesi prima di fratturarmi il malleolo non toccavo una bici potete capire come mi sono sentito, ma sono arrivato comunque a casa in meno tempo di quanto pensassi.

Oggi giorno di acquisti, oltre alla bici mi sono deciso a comprare la versione inglese originale del libro che sto leggendo, Shock Doctrine.

Non l’ho scritto ma 3 (quasi 4) giorni fa, il 16 agosto, ho fatto 2 mesi di permanenza nel paese degli aceri.

nota: nelle statistiche di questo blog qualcuno mi ha trovato cercando la parola culo
nota2: oggi pensavo di non scrivere quasi nulla

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