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Archive for the ‘italiani’ Category

Stasera festa di addio/arrovederco quasi completamente italiana.
E’ stato quasi come ricordare quella sera di alcuni mesi fa dove ho salutato gli amici fiorentini, in partenza per un futuro abbastanza ignoto.
Devo dire che e’ stato divertente, com’e’ andata, le persone e sopratutto un’atmosfera particolarmente vicina e rilassata.
Contrariamente ai giorni scorsi oggi mi sono sentito piuttosto rilassato, non succedeva da quando ho iniziato a pensare seriamente alla partenza, rilassato anche sugli aspetti piu’ personali che mi stanno accadendo e di cui ho scritto molto poco.

Stasera e’ stata diversa.
A fine festa, una volta uscito per tornare a casa, durante i miei quotidiani 20-30 minuti di cammino al freddo, mi sono sentito strano, stavo violando la neve, quel manto bianco che alle 2 del mattino e’ incontaminato era, pochi centimentri dietro di me, pieno di impronte numero 9½.
La neve della serata, quasi magica, stava attaccando anche sui miei vestiti.

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Prima spesa a casa nuova, vediamo se riesco a farmi un piatto di roba sana.
Il frigo (i frighi) e’ uno zoo pieno soltanto di salse per BBQ, ci ho messo una scatoletta di tonno commestibile come test/esca, vediamo quanto dura.
Ho fatto pure scorta di incensi, scatola da 40!

Ieri, con un piccolo aiuto, ho finalmente riscritto il résumé, tarato sul mio futuro contributo all’economia canadese.

Interessante cena a Chinatown su Spadina Av, sottoterra. Le 7pm poco piu’ e l’area era deserta o quasi, prima di scegliere il posto dove mangiare, ce ne erano tre in quell’area, siamo stati “assaliti” da queste voci orientali che cercavano di attirarci verso il loro bancone di prelibatezze.

Se non ti fai problemi su quello che mangi, ed io non me ne sto facendo molti, il cibo e’ buono. Impossibile sapere di cosa si tratta, la lingua inglese era un mistero per la signora che ci ha serviti. Porzioni abbondanti, e buone devo ammettere, ma non sai cosa ingurgiti.
Le comunita’ orientali, e cinese in particolare, sono forti e in molti, troppi, riescono a (soprav)vivere senza conoscere una parola dell’idioma locale. Il nome di una pietanza ripetuto 7 volte continuava ad essere incomprensibile. Le uniche parole imparate sono il prezzo, “four dollars“, e “drink?“. Questo purtroppo vale, fortunatamente in misura minore da quanto ho potuto appurare, anche per parte della comunita’ italiana.
E’ una cosa che non riesco a concepire.

Il primo mese, il primo anno puo’ essere comprensibile, posto nuovo, vita nuova, lingua nuova, spirito di sopravvivenza, lavorare per la pagnotta. Ma non oltre.

Dove sta’ la curiosita’, la sete di conoscenza, la voglia di scoprire una cultura diversa, di vivere una *vita* che non sia una copia obsoleta e venuta male del tuo luogo di origine?
Non voglio giudicare, anzi si, ma puo’ chiamarsi vita questa? Che prospettive ti poni? Vivere una sorta di sopravvivenza sotto una campana di acciaio inossidabile per non esporsi troppo, non fa parte di me.
Non fa parte di me il definire un po’ sul serio un po’ per scherzo i canadesi mangia-cake come un modo per categorizzare loro e trovare uno spazio per il noi, italiani (nel mio caso) e locali, i bianchi, gli indiani dell’India, i neri, i cinesi, gli indiani del Canada. Bianco e nero.
Dove sta poi la memoria?

A me piace il grigio, gli assiomi sono fatti per la matematica, uno dei motivi per cui ho scelto Toronto e’ proprio questo, la diversita’ di culture di questa citta’, le differenze, la non omologazione. Ho gia’ dei sentori di bruttezza al ritorno in Italia.

Magari approfondisco l’argomento un’altra volta se interessa.

Al ritorno a casa sono rimasto di sasso. Tutti i miei confratelli, che normalmente vivono nel lerciume e vestono come universitari, in un ambiente pulito (non da loro presumo) indossando giacca e cravatta, senza mezze misure insomma. Mi sentivo fuori posto. Ed infatti era cosi’, appena ho chiesto cosa succedeva la risposta e’ stata qualcosa del tipo “abbiamo un meeting, puoi tornare verso le 9-9.30pm?“, sono stato cacciato da casa mia insomma..
Il meeting quasi certamente era con gli alumni, i vecchi studenti, alcuni infatti portavano capelli bianchi e qualche decina di anni in piu’..

Fortuna ha voluto che avevo chi mi accoglieva.

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