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Archive for the ‘italia’ Category

Sono arrivato a Firenze.
Sei mesi sono molti e allo stesso tempo sono molto pochi ma alcune cose cambiano, conosci persone, cambi o adatti le tue abitudini a quelle del posto in cui stai, rivedi oggetti, senti percezioni che avevi messo in uno stato di pausa per la tua esperienza fuori.

Sono appena arrivato e mi daro’ qualche giorno di tregua per adattarmi.
Devo riabituarmi, mi rendo ora conto che tutto sara’ meno drammatico di quanto ho scritto nei giorni scorsi. Ma non scrivevo con la testa.

Sono molto felice di aver fatto tutto quello che ho fatto, senza rimpianti e senza rimorsi, su questo mi sento fortunato.
Non la considero un’esperienza finita li’, potrebbe continuare, non piu’ come esperienza ma come qualcosa di diverso.

Mi sento pero’ di dover chiedere scusa ad alcune persone, quelle piu’ vicine in particolare.
Nelle ultime settimane mi sono reso conto di essere stato quasi insopportabile, avevo solo due pensieri nella testa, il secondo era ovviamente quello della partenza verso un ignoto conosciuto, il dover affrontare ancora una volta, dall’inizio, molte cose che avrebbero dovuto essere ovvie e che improvvisamente non lo sono state.

Provero’ a scrivere due righe nei prossimi giorni, quando il riadattamento sara’ in una fase avanzata.

Un abbraccio a tutti, vicini e lontani.
Ciao.

NB: la scheda Rogers in Italia non funziona, se mi inviate sms non li ricevo.

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Oggi terzo ed ultimo giro di saluti, collettivi e privati.
Quello privato piu’ toccante del collettivo, per ovvie ragioni.

Pensavo peggio, speravo forse, ma da come sono fatto me lo aspettavo in questo modo.
Dispiace, senza dubbio dispiace lasciare le persone in questo modo, dopo 6 mesi stai solo iniziando ad apprezzarle, vivi in un Paese, una Citta’, inizi ad avere il tempo di capirla, di conoscerla e di interagire con le persone in maniera differente dalla semplice conoscenza casuale.
Dispiace lasciare quelli che in questi mesi ti sono stati vicini, che ti hanno aiutato ad andare avanti, a crearti una nuova vita, anche se temporanea, in un luogo completamente nuovo per te.
Dispiace conoscere una persona, troppo tardi o forse al momento giusto, avere poco, troppo poco tempo per conoscerla, inizi a starci bene insieme ed il tuo volo e’ pronto, li’ a poche ore di distanza, ti crei i tuoi film, fai la coda per vedere la trilogia de Il Signore degli Anelli e ti accorgi che l’altra sta invece iniziando da Vacanze di Natale 1982, il ritorno, il tempo e’ stato tiranno e tu rovini parte di quello che poteva o non poteva essere, che sarebbe potuto essere. Perche’ sai, sapete, che hai una scadenza troppo vicina per essere vera, ti ritrovi il giorno prima con troppi segni che ti stanno ad indicare la via, che sara’ retta, storta, strabica, strana ma e’ pur sempre la via a cui stai pensando, che, con buone probabilita’ vuoi, a cui, fra l’altro, stai pensando gia’ da molto tempo.
Non vuoi tornare sul vecchio tracciato, sul vecchio percorso, non ne sei sicuro, non sai.
Se cresciuto, sei cambiato, maturato direbbe qualcuno, forse anche io. Ti senti diverso, quasi un’altra persona, non vuoi e non senti il bisogno di tornare alla vecchia, e’ uno scalino che hai fatto, che non ti aspettavi, non cosi’, non in questo modo.
Gli ultimi mesi sono stati significativi, le ultime settimane decisive per le scelte che farai dal tuo ritorno a poco o molto.

La paura vera, quella di cui ti preoccupi, quella piu’ grande e’ una ed ha un nome soave che pero’ nasconde un grosso pericolo, si chiama abitudine.

Un grazie a tutti, buoni e cattivi, belli e brutti, etero, homo e trans, uomini e donne, grandi e piccoli, nuovo e vecchio continente, italiani, armeni e cittadini del mondo, bianchi e neri, gialli o verdi, amici o stronzi, nobili e approfittatori.
Quello che sono lo devo anche a voi.

E non e’ una minaccia.

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Oggi ultimo giorno di lavoro in Canada, per il 2008.

Se da una parte mi sento sollevato, dall’altra avverto prossimo il giorno della mia partenza che, ne sono certo, sara’ tragico per molti motivi.

Da qua ho seguito in maniera sporadica le vicessitudini italiane. In questi mesi ho parlato con molti degli Amici che mi hanno letto in questi mesi, le uniche notizie positive ho ricevuto sono che.. in realta’ non ci sono buone notizie, forse soltanto che la penisola italiana non e’ stata invasa dai Profeti del Lato Oscuro,  ma non e’ una bella consolazione.

A volte mi chiedo perche’ torno, mi rispondo che il visto di lavoro sta scadendo, che non voglio fare il “profugo”, che in un paese come questo che, economicamente, offre delle Opportunita’ non voglio fare il “solito italiano” (e qua un po’ ne ho conosciuti).
Devo risolvere e creare delle questioni a casa, voglio, ho bisogno di, abbracciare (del)le persone.

Ma poi cosa? Arrivero’ in un paese diverso, quanto lo scopriro’ solo una volta arrivato.

E sono terribilmente spaventato da cio’. Del ri-abituarmi.
Non posso, non voglio.

Mi sono reso conto che in questi mesi sono cresciuto, sono cambiato in maniera significativa, le ultime quattro settimane sono state particolarmente intense, si avvicinava la partenza e la mia testa si alternava tra un pallone Super Tele ed un altoforno che produce ghisa.

Gli ultimi eventi inoltre non aiutano affatto.

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Venerdi’ pomeriggio, dopo molti tentativi andati a vuoto sono riuscito finalmente a vendere la mia stufetta, 20$ ad una ragazza sudamericana, ci stavo quasi rinunciando dalla quantita’ di persone non realmente interessate che mi hanno scritto.
Ho anche visto la prima violazione esplicita al biglietto della metro, un ragazzo che salta nel mulinello dell’uscita. :)

Dal tardo pomeriggio mi ero reso disponibile come volontario all’Eu! European Film Festival che si svolge dal 16 al 30 novembre, questa e’ la quarta edizione, ma ne ho gia’ parlato in un post precedente.
Questa volta pero’ mi sono trovato dalla parte di chi distribuisce i biglietti, gratuiti, anche se con offerta libera, una media di 10-15$ ogni 2 persone, non male.
Come dicevo io ero volontario per l’Istituto Italiano di Cultura, ovvero il film italiano, “Il mercante di stoffe“.
Il cinema conteneva 360 persone, spettacolo andato sold-out, neanche un posto libero. Era la seconda proiezione, per far scorrere il pubblico abbiamo dovuto far aspettare fuori, mi si stringeva il cuore al dover dire che, prima di entrare, avrebbero dovuto attendere una media di 20-30 minuti al gelo, abbiamo fatto anche delle “eccezioni” nel distribuire i biglietti ma sempre fuori dovevano stare, qualcuno mi guardava con occhi stralunati, altri inteneriti altri ancora stupiti. Solo una persona si e’ lamentata in maniera significativa, dopo aver ripetuto che la colpa non era mia (in effetti il manager del cinema era rigido su questo punto) in inglese, ho capito che era italiano ed ho provato a fargli comprendere la situazione, ma da buona testina di minkia, scusate il termine da salotto parigino, se ne e’ andato sbraitando e blaterando delle parole, tra le quali un (a me) chiaro “vaffanculo”, dato che manco ero pagato, prendermi anche un’offesa gratis non era il massimo, visto che era gia’ sulla via del ritorno a casa, ho cordialmente ricambiato ad alta voce. La cosa piu’ triste e’ stata che le persone in coda che hanno assistito alla scena hanno preso me per quello stronzo (un vaffanculo, qualunque lingua tu parli, lo si capisce) ed i commenti erano “per fortuna non capisco questa lingua” o qualcosa del genere, mi e’ dispiaciuto un sacco ma non ci stavo a prendermi un’offesa cosi’.

Tornando al film, il commento che ho avuto da canadesi, francesi, italiani e armeni(a), e’ stato “interesting” detto con una faccia…”interesting“, devo dire che concordavo, onestamente non e’ stato il massimo anche se c’era l’attenuante del low budget, il doppiaggio (attori italiani film in italiano) non era fatto proprio bene, alcune scene un po’ creative.
Durante la proiezione una sola persona mi separava dal regista, persona interessante.
Non ho assistito a commenti e domande (mi e’ stata raccontata come una scena poco simpatica) ero all’entrata a raccogliere offerte e voti.

Finisco a cena in una pizzeria italiana, Terroni, rinomata dalla comunita’ della pizza e del mandolino ma spesso criticata dai locali (cercate ‘terroni toronto’ su un motore di ricerca..) a causa dell’integralismo culinario, ovvero niente personalizzazioni schifose come formaggio su tutto cio’ che e’ commestibile e cose cosi’.
Devo dire che la qualita’ era buona, non mangiavo una pizza degna di questo nome da mesi.

Si fa tardi e il direttore dell’IIC porta tutti a casa, la mattina successiva, quella in cui sto scrivendo, sveglia alle 7am per la quarta, ed ultima, visita al parentado di London.
Non avevo fatto il biglietto ed arrivo presto, che conoscendo i canadesi non sai mai, alla fine sono il secondo della fila, al freddo, ad aspettare l’autobus, un’ora di attesa all’aperto, fortuna che non sono freddoloso, come ha detto la tipa davanti a me “it’s early, but if you can handle the cold..”
Arriva l’autobus e in fila saliamo, sono due ore e mezza di viaggio, anche per questo nello scrivere sono stato alquanto logorroico.

Il percorso e’ pieno di neve, faccio qualche foto.
Nevica.

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Sabato ho dimenticato di dire che nel pomeriggio, prima della festa, sono anche stato all’AGO, Art Gallery of Ontario, una fila di 2 ore di lunghezza spropositata, pero’ scorreva piuttosto bene.
Era l’inaugurazione dopo i lavori e quindi ad ingresso gratuito. Interessante anche se il 90% delle targhette erano assenti, vedevi ma non sapevi cosa.
La “Galleria Italia“, quella visibile dall’esterno, era piena di nomi italiani sulle colonne in legno, finanziatori.

Sabato sera invece e’ stata la serata piu’ eccitante che ho avuto negli ultimi 5 anni. Ho cenato verso le 7-7.30 circa, dopo 15 minuti mi sono abbioccato per qualche minuto prima di pensare alla serata e, con un’interruzione di 15-20 secondi, mi sono svegliato alle 9.30 della domenica.

Domenica invece la gita nelle periferie torontesi e’ saltata per una buona causa, ma non importa.
Sapevo di una “Santa Claus parade“, perche’ no?
Esco di casa e, oltre al nevischio, noto uno strano traffico davanti casa. La parade passa su Bloor st, mi avvicino ed e’ in corso.
Atmosfera meravigliosamente strana. La visione che mi trovo davanti sono i due lati della strada pieni di gente, 40% bambini entusiasti accompagnati dai genitori, tutti infreddoliti, sedie, coperte, tutto il necessario per scaldarsi sotto quello che sara’ il primo regalo natalizio alla citta’ di Toronto, qualcuno piu’ credente di me potrebbe definirlo un regalo dal cielo, ha iniziato a nevicare bene, per poco piu’ di 20 minuti ma nevica durante la parata di Babbo Natale, qualcosa significhera’ (o anche.no).

La parata era sul commerciale andante, tutti i carri sponsorizzati, la Mattel con delle Barbie giganti, la Coca Cola con orsi altrettanto grandi, Sears, Canadian Tire, Zellers, e cosi’ via, bande da mezzo Nord America, i carri portavano bambini in costume urlanti “Merry Christmas” tutti contenti ma spesso infreddoliti da temperatura e neve.

Piccolo dettaglio: io non ero esattamente preparato a tutto questo, al freddo intendo, normalmente non porto i guanti ed anche in questa occasione mi mancavano, poi ero con la macchina fotografica in mano e le tenevo pure fuori, se aggiungete che per vedere dovevo star fermo capite che non era il massimo, anche se molto divertente.
L’ultimo carro era lui, si proprio lui, Santa Claus che salutava i bambini presenti
Una volta finita la parata tutte le centinaia e conetinatia di persone si sono alzate ed ordinatamente (quasi) si sono dirette verso i mezzi pubblici (St. George & Spadina stns principalmente), io ho proseguito infilando in un negozio caldo per poi, piu’ tardi, beccare Valerio.
Giornata quasi natalizia.

La sera avevamo un appuntamento per un evento sull’inizio dell’European Film Festival ad una struttura vicina al consolato polacco.
All’arrivo, inconsapevoli, scopriamo che e’ una serata di gala, presenti direttori e staff dei consolati europei, il nostro abbigliamento non era dei piu’ formali, ci siamo fatti notare ecco.
Abbiamo scroccato una cena a base di stuzzichini di vario tipo e un sacco di vino da tutta Europa (Grecia, Romania, Slovacchia, Francia, ecc.. per l’Italia c’era un rosso Negramaro, non poteva mancare l’immigrato, il vino cileno).
La nostra compagnia, conosciuta, era interessante, uno dei commensali si e’ fatto notare, come esempio mi verrebbe da citare il film “Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata” con Alberto Sordi, lui era un Sordi un po’ meno impacciato, la terra il Canada e non l’Australia, lei una italiana del 2009 e non la Cardinale.

Oggi e’ l’ennesimo giorno in cui ricevo pessime notizie da Firenze.
Vorrei non farmela prender male e vedere queste indicazioni come un “segno” che devo rimanerci poco, purtroppo non ci riesco; vengono da amici e da persone di cui pensavo di potermi fidare. Sono molto deluso.

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Dopo la mattina dove ho appreso che in Italia devi starci il meno possibile, la sera c’e’ stata una festa a casa della giornalista dalla quale ho appreso dell’esistenza del visto che ho usato per venire qua.
Gran parte dei partecipanti erano possessori, come me, del WHV che permette di lavorare o far vacanza in Canada.

La compagnia si e’ rivelata simpatica e divertente, siamo finiti in giro per Toronto sotto la pioggia come una rimpatriata strana. Io poi alle 3 e qualcosa sono tornato a casa (ho attraversato la strada) che avevo questa mattina sveglia in orario decente.

Oggi pero’ un po’ di tristezza era nell’aria. A scuola di inglese ho salutato, questa era probabilmente l’ultima lezione, fra parenti e Quebec il mese prossimo non so quanto potro’ venire. Non credevo ma un po’ mi e’ dispiaciuto, anche se soltanto un giorno a settimana cominiciavo ad abiturarmi, l’insegnante piu’ affettuosa di quanto pensassi.
Oggi era anche il giorno della partenza di Anna, lei e’ rimasta qua solo 3 mesi ma e’ stata la prima, fra quelli che conosco meglio, ad andarsene, il prossimo saro’ io, in realta’ in certi momenti non vedo l’ora, che non voglio stare con l’angoscia. Per il resto tornare in Italia mi spaventa un po’.
Devo cercare una zattera.

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Ieri volevo farmi un giro in citta’ per qualche foto, ho avuto sfiga che il tempo era piuttosto brutto, non freddo ma brutto. Rimandato.
Un segno premonitore?

Oggi mi girano a 3000.
Prima di partire per il Canada avevo un accordo con i miei vecchi datori di lavoro, l’accordo consisteva nel fatto che mi sarei preso una pausa e, al mio ritorno, avrei riavuto il vecchio lavoro. Per cinque mesi sono andato tranquillo, con questa idea in testa.
Lunedi’ per prudenza gli scrivo, mi rispondono solo oggi, qualcosa del tipo:

‘Abbiamo da poco stipulato un contratto con una ditta per cui non e’ proprio possibile.  Sinceramente non ricordo l’accordo.’

con una perla finale
‘L’Italia e’ un postaccio adesso, sei sicuro di rientrare?’

Mi girano a 3000.

Ma la colpa e’ mia che mi fido (fidavo) di persone che non lo meritano affatto.
Questa e’ solo l’ultima goccia, al mio rientro si cambia davvero regime, niente piu’ favori, la fiducia si deve guadagnare, meritare e mantenere, e deve essere veramente reciproca.

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