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Archive for the ‘iic’ Category

Questa mattina all’uscita di casa per andare ho trovato piu’ freddo del solito e qualche goccia piu’ consistente, non era pioggia.

All’uscita da lavoro mi sono fatto un giro per cercare qualche stufetta, che i dementi con cui vivo ancora non hanno acceso il riscaldamento (sempre che ce ne sia uno funzionante).

In attesa di un amico, che per varie ragioni purtroppo non sono riuscito a incontrare, ho fatto un salto in biblioteca, nel tragitto dalla metro all’ingresso ha iniziato a nevicare! probabilmente ancora nevischio per i locali ma sempre la prima neve che fa sorridere lo straniero ed il bambino.

Bella la prima neve se non fosse pero’ accompagnata dal Vento, alle intersezioni delle strade, principali e non, il vento la fa da padrona, in certi momenti camminare contro di lui e’ stato davvero faticoso.
Come al solito la percezione della metereologia qui e’ diversa da persona a persona, questa mattina mi sono visto per strada un tizio in cappotto e pantaloncini corti, ognuno la vede a modo suo.

Sta iniziando il freddo, forse.

La serata e’ finita all’Istituto di Cultura, in mezzo a troppi italiani, il cibo pero’ era buono.

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Oggi non ho molto da scrivere e ne approfitto per lasciare due parole a cui penso da un po’.

Sono a Toronto.

Volevo scriverlo da tempo.

Da troppo dicevo, accennavo, parlavo di venire in questa parte del Nord America senza mai muovermi concretamente, iniziavo a non crederci piu’ neanche io.
Poi l’ho fatto.

Sono piuttosto soddisfatto di come sono andate e stanno andando le cose, ho solo pochi rimpianti e sono piu’ che sufficienti, il piu’ significativo di questi e’ non esser partito prima.
Quello che mi ha gratificato di piu’ e’ la completa autonomia di movimento che mi sono creato.

Se da una parte, ancora in Italia, ho provato a cercare contatti e consigli per quanto sarei arrivato, rivelatisi per la maggior parte inesistenti o inutilizzabili, dall’altra quelli che potevo usare li ho evitati.

Non ho mai cercato, preteso e neppure voluto il supporto in qualsiasi forma da Istituzioni locali o italiane per la mia permanenza qua, un Paese 8.000 km distante da quella che e’ la mia Casa, il contatto con l’Istituto di Cultura Italiana e’ arrivato per puro caso e non lo considero uno dei miei punti di riferimento, e’ poi vero che parte del mio parentado vive a 200 km da qua, ma come ben sapete se avete letto i post che ne parlano, non considero neanche loro un appoggio (mi faccio vivo solo se obbligato) e sono felice di non aver scelto quella citta’ ma Toronto.

Non voglio essere autocelebrativo, forse ho affrontato questo viaggio con quel pizzico di incoscenza necessario (a farmi tirar fuori i soldi per il biglietto aereo), noto pero’ che molte, gran parte, delle persone che ho conosciuto dal mio atterraggio sul territorio canadese, al loro arrivo si sono subito rivolte od hanno cercato una qualche entita’ di supporto.
Non dico che sia sbagliato e non e’ un giudizio il mio, e’ solo un dato di fatto, due modi di fare le cose, diversi approcci. Io ho preferito organizzarmi per conto mio, completamente.

Lo so, mi sono incartato.

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Ieri sono stato a vedere Umberto Eco che presentava il suo ultimo libreo “Umberto Eco “Turning Back the Clock: Hot Wars and Media Populism” (A passo di gambero. Guerre calde e populismo mediatico) all’universita’ di Toronto, evento organizzato dall’IIC. In Italia non lo avevo mai visto, e’ stato interessante.
Piccolo particolare fastidioso, l’auditorium e’ vicino casa, su Bloor, molto vicino, il che significa che e’ anche molto vicino alla stazione di incrocio tra la linea gialla e la linea verde, la frequenza dei treni nel sottosuolo nelle ore di punta e’ di due minuti (cinque quando non la prende nessuno..), nessun treno ha fatto ritardo, ogni 120 secondi si sentiva benissimo il trambusto dei convogli.
Davvero svegli a costruire un auditorium accanto alla stazione.

Mi sono informato un po’ sui salari nel mio campo e l’altro giorno ci ho provato, ho chiesto un aumento. Negato. Dato che e’ un’organizzazione ambientalista la gente viene pagata una ceppa, me compreso come ultimo arrivato. Sono una calamita per le situazioni sfigate.
Intanto in questo periodo sto importando qualcosa come 90 mila nomi di persone che hanno donato qualcosa a questa organizzazione, vabbe’.
Nella sezione chi ci finanzia del sito c’e’ trovo anche questo:
Our single largest contribution from a foundation – $205,000 – came from the Open Society Institute“, per chi non lo sapesse OSI e’ una creatura del finanziere filantropo George Soros. Buffo esser stipendiato da un tale personaggio..

La settimana scorsa i miei confratelli sono stati capaci di tenere due sacchi della spazzatura sul portico per 4-5 giorni, per il piacere di piccioni, scoiattoli e, probabilmente, procioni, che qui sembrano aggressivi come orsi grizzly da come ne parla la gente. Non ho avuto il coraggio di toccare i sacchetti per paura di prendermi una di quelle malattie di cui non esiste piu’ cura, non ho gli anticorpi sufficientemente forti per vivere normalmente qua.
Un giorno sono uscito di casa per andare a lavorare e mi sono trovato il contenuto del sacchetto davanti allo scalino, opera degli animaletti affamati di cui sopra, torno dall’ufficio e la scena non e’ cambiata, esco e rientro, dietro di me c’e’ Peter che spostera’ tutto da una parte, presumo, col piede.
Per chi mi legge e non mi conosce potrei sembrare piuttosto schizzinoso/fighetto, vi assicuro che non e’ cosi’. Qua, alcune situazioni fanno proprio schifo.
L’altro ragazzo che come me non e’ parte della confraternita ha rifatto il tetto della cucina, due giorni fa la donna delle pulizie ha reso quasi brillante la zona cucina, ieri il tipo si e’ messo a rifinire tutto, immaginate le condizioni. (e io che mercoledi’ ero tutto contento, “oggi mangio a casa!“, speranza caduta immediatamente.)

A proposito di schifo. L’altro giorno ho letto sul giornale che la Greyhound, una delle piu’ grosse ed usate compagnie di trasporti su ruota del Nord America, in Canada ha avuto alcuni casi di esposizione a tubercolosi, nel 2008 e in un paese dei piu’ avanzati al mondo.
Dopo il caso (non isolato, scopro ora) di decapitazione avvenuto non molto tempo fa, e’ un colpo non da poco per l’azienda (per i passeggeri dovrei dire).
Intanto io mi cerco un passaggio a London per il giorno del ringraziamento, che non si sa mai.

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Oggi solito tran tran, mattina al lavoro, sono riuscito a portare la valigia grande a casa nuova, ho comprato il porta incenso che cosi’ tolgo un po’ di puzzo dall’area dormitorio e la mascherina per gli occhi per dormire decentemente.
Domani mattina e’ il turno dell’ultima borsa e, se non piove, anche la bici, e sono a posto!

Dopo il party a scuola per l’ultimo giorno (ci hanno dato da mangiare e bere praticamente solo troiai) ci siamo spostati all’Istituto Italiano di Cultura, quello davanti alla mia futura casa e il futuro lavoro di Irma.

C’era una sorta di conferenza con Eugenio Bennato (che ho scoperto essere un fisico) e la Taranta Power, la platea quasi piena di 70enni rimasti ai loro 20 anni. Mezz’ora di ritardo ma ne e’ valsa la pena. Bennato ha iniziato a parlare (anche in inglese e quasi meglio del Direttore….), qualche demo dello spettacolo di domani (ah gia’, non l’ho detto, domani c’e’ la festa a Little Italy su College st., oltre alla Taranta Power altre cose italiane agghiaccianti) e qualche domanda non troppo vispa da parte del pubblico ultrasettantenne.

Finita la conferenza sia io che Irma abbiamo intrattenuto rapporti interpersonali con i componenti e la componente della band. Lei vera calabrese, io mezzosangue, siamo finiti, grazie ad uno dei componenti del gruppo, a cena con tutti loro da Giovanni’s (ristorante italiano, ovviamente, dove fra l’altro lavora l’altro italiano col mio stesso permesso), pasto, risotto al pesce per esser precisi, offerto da Radio Chin, altro pilastro della comunita’ italiana a Toronto.

I componenti devo dire che sono davvero uno spettacolo, simpaticissimi, domani comunque andiamo a vederli e magari ci facciamo pure il giro turistico insieme, se si riprendono dal sonno.
Ci sono un paio di commenti buffi che forse e’ meglio che non scrivo, nel caso chiedete.

Insomma, abbiamo svoltato cendando con la Taranta Power, che buffo, tutto mi aspettavo tranne questo.
Poi forse Eugenio ce l’ha un po’ con me, che gli ho finito il bicchiere di grappino spagnolo.. ;)

Tornto a casa e mi trovo il padrone sbronzo, ha saputo che mi trasferisco in una confraternita, anche lui mi ha chiesto se conoscevo il film Animal House, ha guadagnato 100 punti (ne aveva persi 100.000, siamo a -99.900).
Dall’altra parte del mondo dovevo stare per incontrare questi personaggi :)

nota: da domani dormo a casa nuova
nota2: questo e’ il 60esimo post che scrivo

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Non so da dove iniziare, quindi comincero’ dalla fine.

Stasera, tornando alla mia reggia, ho visto un sacco di luci sul terrazzino di un paio di case oltre la mia e troppe macchine parcheggiate per strada (due..). Stavano girando un film o una pubblicita’, la cosa che si notava di piu’ era un’affettatrice..

Ho girato almeno 7-8 scuole di inglese, mi hanno dato tutte l’idea di entrare in qualcosa di molto simile a quello che ho trovato a New York quindi, a parte quella che sto seguendo (gratis) ed un’altra di cui mi hanno parlato tutti molto bene ma che posso frequentare solo un giorno a settimana da settembre, ho deciso che investiro’ qualche risparmio in alcool, che possiamo definire un altro genere di scuola, ne ho gia’ spesi troppi in formazione farlocca, meglio divertirsi.

Ok, arriviamo al significato del titolo.
Avete letto tutti quanti della mia ricerca di casa, dei posti coi topi, con le pareti creative o l’odore “particolare” di queste zone.
L’altro giorno dopo settimane di ricerca mi sono deciso a chiamare il contatto che mi avevano dato e che, per email, non rispondeva mai, tale Monhit o qualcosa del genere.

Ci fisso per le 6.30 di lunedi’, lui e’ un indiano che per vivere fa anche questo, ha in gestione delle stanze in questa struttura, forse anche in altre, sembra un tipo tranquillo e ispira fiducia ma sa bene in fatto suo.

Lo dico solo adesso che volevo averne la conferma, avendo sborsato per primo e ultimo mese, scaramanzia lo sapete..
Per farla breve dal 1 settembre andro’ a vivere in una confraternita, la Alpha Delta Phi di Toronto (non so se e’ proprio quella giusta :P, fra i suoi alumni compaiono personaggi come Rockfeller).

Quello che mi hanno raccontato e’ esattamente l’immaginario che si ha dalle decine di film mmerigani che passano le nostre tv. Per chi non lo conoscesse consiglio Animal House (soprannome dato dal mio contatto alla casa in questione).
Mi raccontavano di aver visto buttar giu’ divani, sedie, poltrone ecc da questa casa.

La visita non e’ stata delle migliori, delirio completo, poltrone, sedie, panche ovunque per terra, accompagnate da sporco diffuso. Stanno per chiamare un’impresa di pulizie perche’, come diceva Seth, che mi ha portato in giro per casa prima dei 45minuti di ritardo di Monhit: “e’ estate, non c’e’ nessuno e a chi c’e’ non importa molto, poi dopo le vacanze noi studiamo molto, non come in Europa o in Italia che all’universita’ vi divertite e studiate poco“.

Avevo due scelte, una stanza piccola al terzo (secondo) piano sotto il soffitto con la finestra rotta e poca voglia di ripararla, e una piu’ grande al pian terreno o al primo piano come dicono qua (vicino alla cucina..) con il bagnetto privato interno. Ho optato per quest’ultima. E’ vero che la pago un po’ di piu’ (con i prezzi italiani e’ ok, con quelli di qua un po’ meno, nonostante lo sconto) ma e’ anche vero che sto prendendo questa nuova sistemazione come un’esperienza, vivere con 13 confratelli sara’ divertente :)

La zona fra l’altro e’ fighissima: dall’altra parte della strada c’e’ l’Istituto Italiano di Cultura, a 3-400 metri la stazione della metro di St. George e in 5 minuti a piedi sono in ufficio, inoltre la zona e’ ben predisposta per raggiungere praticamente tutto dalla Chinatown Spadina/Dundas, la Little Italy di College st., la vita di Queen/Richmond/Adelaide/King, e’ la parte ad ovest di downtown, quella piu’ viva, ma sopratutto e’ la tavola numero 6 della mia mappa di Toronto, e’ un po’ come quando su una cartina vedere tutta la citta’ ma sul retro c’e’ il particolare della zona piu’ centrale o piu’ fighetta, io sono li’! e da come potrete capire, piglia bene! :)

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Oggi sono stato all’Istituto Italiano di Cultura (IIC), bella situazione, informale e amichevole dire, diverso da come me lo immaginavo, persone interessanti devo dire.
Ovviamente hanno una biblioteca italiana piu’ grande di quella della Publica Library di Toronto, unita alla situazione, ho l’impressione che ci faro’ capolino spesso nei prossimi mesi.

Dopo, vispo come sono, mi sono scolato in compagnia un litro di birra, vispo perche’ ero digiuno da ieri sera se non contiamo il biscotto di stamani, un po’ l’ho sentita, sopratutto perche’ poi sono andato a vedere un’altra stanza, per settembre.

Situazione interessante, anche se buffa, genitori con 3 figli rispettivamente di bimba di 6 anni in giro per casa, bambino di 2 spaparanzato a dormire sulla poltrona e un altro di 6 mesi attaccato alla mamma. Posizione geografica interessante (c’e’ pure la finestra! e volendo l’aria condizionata) ma, con tutto il rispetto, non sono sicuro di voler sentire un bimbo di 6 mesi piangere la notte (anche i bimbi canadesi piangono, vero?).
Quando ho ripreso la metro mi sono trovato di fronte alla versione canadese di John Lennon da giovane.

nota: qui sto iniziando a capire che devo iniziare a sbronzarmi probabilmente..
nota2: guardate che chicca che ho trovato

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