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Archive for the ‘cibo’ Category

Sabato ho dimenticato di dire che nel pomeriggio, prima della festa, sono anche stato all’AGO, Art Gallery of Ontario, una fila di 2 ore di lunghezza spropositata, pero’ scorreva piuttosto bene.
Era l’inaugurazione dopo i lavori e quindi ad ingresso gratuito. Interessante anche se il 90% delle targhette erano assenti, vedevi ma non sapevi cosa.
La “Galleria Italia“, quella visibile dall’esterno, era piena di nomi italiani sulle colonne in legno, finanziatori.

Sabato sera invece e’ stata la serata piu’ eccitante che ho avuto negli ultimi 5 anni. Ho cenato verso le 7-7.30 circa, dopo 15 minuti mi sono abbioccato per qualche minuto prima di pensare alla serata e, con un’interruzione di 15-20 secondi, mi sono svegliato alle 9.30 della domenica.

Domenica invece la gita nelle periferie torontesi e’ saltata per una buona causa, ma non importa.
Sapevo di una “Santa Claus parade“, perche’ no?
Esco di casa e, oltre al nevischio, noto uno strano traffico davanti casa. La parade passa su Bloor st, mi avvicino ed e’ in corso.
Atmosfera meravigliosamente strana. La visione che mi trovo davanti sono i due lati della strada pieni di gente, 40% bambini entusiasti accompagnati dai genitori, tutti infreddoliti, sedie, coperte, tutto il necessario per scaldarsi sotto quello che sara’ il primo regalo natalizio alla citta’ di Toronto, qualcuno piu’ credente di me potrebbe definirlo un regalo dal cielo, ha iniziato a nevicare bene, per poco piu’ di 20 minuti ma nevica durante la parata di Babbo Natale, qualcosa significhera’ (o anche.no).

La parata era sul commerciale andante, tutti i carri sponsorizzati, la Mattel con delle Barbie giganti, la Coca Cola con orsi altrettanto grandi, Sears, Canadian Tire, Zellers, e cosi’ via, bande da mezzo Nord America, i carri portavano bambini in costume urlanti “Merry Christmas” tutti contenti ma spesso infreddoliti da temperatura e neve.

Piccolo dettaglio: io non ero esattamente preparato a tutto questo, al freddo intendo, normalmente non porto i guanti ed anche in questa occasione mi mancavano, poi ero con la macchina fotografica in mano e le tenevo pure fuori, se aggiungete che per vedere dovevo star fermo capite che non era il massimo, anche se molto divertente.
L’ultimo carro era lui, si proprio lui, Santa Claus che salutava i bambini presenti
Una volta finita la parata tutte le centinaia e conetinatia di persone si sono alzate ed ordinatamente (quasi) si sono dirette verso i mezzi pubblici (St. George & Spadina stns principalmente), io ho proseguito infilando in un negozio caldo per poi, piu’ tardi, beccare Valerio.
Giornata quasi natalizia.

La sera avevamo un appuntamento per un evento sull’inizio dell’European Film Festival ad una struttura vicina al consolato polacco.
All’arrivo, inconsapevoli, scopriamo che e’ una serata di gala, presenti direttori e staff dei consolati europei, il nostro abbigliamento non era dei piu’ formali, ci siamo fatti notare ecco.
Abbiamo scroccato una cena a base di stuzzichini di vario tipo e un sacco di vino da tutta Europa (Grecia, Romania, Slovacchia, Francia, ecc.. per l’Italia c’era un rosso Negramaro, non poteva mancare l’immigrato, il vino cileno).
La nostra compagnia, conosciuta, era interessante, uno dei commensali si e’ fatto notare, come esempio mi verrebbe da citare il film “Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata” con Alberto Sordi, lui era un Sordi un po’ meno impacciato, la terra il Canada e non l’Australia, lei una italiana del 2009 e non la Cardinale.

Oggi e’ l’ennesimo giorno in cui ricevo pessime notizie da Firenze.
Vorrei non farmela prender male e vedere queste indicazioni come un “segno” che devo rimanerci poco, purtroppo non ci riesco; vengono da amici e da persone di cui pensavo di potermi fidare. Sono molto deluso.

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Ieri ho capitolato, sono andato per la prima volta al WalMart di Toronto a cercami una coperta (inizia a raffrescare) e qualche altra cosetta. Mi dispiace ammetterlo ma come potete ben immaginare i loro prezzi sono dannatamente competitivi rispetto alla media ed il confronto qualita’ non regge se confrontato a certi negozi a downtown, dall’abbigliamento a molto altro. Un po’ deluso ma sono abbastanza sicuro che ci tornero’.

Ieri pomeriggio invece mi sono andato a vedere il primo di una serie di film organizzato dall’associazione degli studenti della UoT, il film in questione era “Buffalo ’66“, ottimo il cast e bello il film che risale al 1996. Tra le altre cose, nonostate made in USA, comprensibilissimo.

Insieme a me c’era Valerio con cui ho poi cenato al famigerato Sneeky Dee’s, buono, abbiamo poi finito la serata su College st.

Ieri era anche il 17, giorno di una festa a casa mia che pero’, per ovvi motivi, ho deciso di evitare.

Stamani ovviamente in giro per casa i bicchieri bianchi, non piu’ rossi, di birra, pieni e vuoti, erano sparsi ovunque e la cucina piuttosto lurida. Inutile dire che non alzeranno un dito e questa situazione rimarra fino alla prossima settimana quando la donna delle pulizia ci fara’ visita.
Intanto giovedi’ uno degli abitanti che non avevo ancora visto si e’ nutrito di qualcosa che poi ha lasciato sul tavolo per due giorni.
Scusate se mi dilungo su questi particolari ma qualche volta non ci credo neanche io.

Oggi dopo scuola pensavo di andare a vedere il corteo contro la guerra, iniziava all’1pm, io sono riuscito ad arrivare solo alle 2.30pm e dei manifestanti neanche l’ombra.

nota: questo e’ il 100esimo post del blog, speravo di scrivere qualcosa di piu’ interessante per questo avvenimento. Sono passati inoltre 125 giorni da quando sono atterrato sul suolo canadese.

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Cronaca di un Thanksgiving canadese.
Molte parole su tre giorni, ma non avevo molto da fare.

Questa volta volevo provare qualcosa di diverso per raggiungere London, non piu’ il classico autobus ma una rideshare, un passaggio in macchina con illustri sconosciuti, in fondo sono solo 200 km.
Ormai mi sono affezionato a Craigslist e rispondo ad un paio di annunci che offrono passaggi.

Inizialmente pensavo di partire venerdi’ pomeriggio per tornare lunedi’, rimanere quindi per tutto il long weekend, poi mi son chiesto chi me lo faceva fare, inoltre si preannunciava una cena allargata per la sera’.

Uno dei due annunci a cui rispondo si rivela vero, lei si chiama Jennifer ed ha altri tre posti in auto, rimaniamo per sabato mattina.

Cena.
Alla cena avrebbe dovuto partecipare Victor, il batterista di Alanis Morissette che abbiamo incontrato mercoledi’, purtroppo da forfait, ma non e’ grave, siamo in tanti e da mezzo globo, quattro italiani dal sud al nord, un italo/canadese, una torontese, un tedesco e una ragazza del Quebec, un’allegra compagnia.
E’ venerdi’ sera e fa strano vedersi a mezzanotte gia’ sulla via del ritorno ma tant’e’.

Arriva la sveglia del sabato mattina, l’appuntamento e’ alle 11am nella zona del villaggio gay di Toronto. Conoscendo i locali cerco di arrivare per tempo, anzi prima, e’ lei invece che ritarda.
Nell’attesa incontro Christine (sono circondato da persone che si chiamano Christine o Chrisina) e Cindy o qualcosa del genere, la prima di Montreal trasferita a Toronto e tornata qualche volta nella citta’ natale, francese del sud la seconda. Scambiamo due chiacchere in attesa del nostro passaggio.
Verso le 11.10am arriva Jennifer, classica voce squillante nord americana, insegnante di francese ad una delle due scuole in lingua francofona a Toronto; insieme a lei arriva anche Justin, che dovrebbe essere il fratello di Chrisine.
Come preannunciato dal post su craigslist la macchina e’ molto grande, una Lincoln stile limo con un portabagagli adatto al mestiere cazzuto del film Léon di Luc Besson. La proprietaria dell’auto, ereditata dal padre, in quanto unica parente a non avere un mezzo proprio, fa anche una battuta del tipo “ma avete bagagli troppo piccoli!”

Alle 11.16am partiamo, arriveremo intorno alle 1.30pm.
Durante in viaggio iniziamo a parlare, Justin, che non si togliera’ mai il berretto indossato al contrario, e’ un musicista che suona qua e la’, Christine non ho capito, Jennifer insegna e Cindy lavora in un’industria farmaceutica. Quando dico dove mi guadango la pagnotta Christine quasi fa un salto, pare che negli ultimi due anni sia circonda da persone in qualche modo legate ai miei datori di lavoro.

Vista la quantita’ di francofoni iniziano a parlare della comunita’ francese in Canada che, a quanto pare, non e’ molto diversa da quella italiana. Magra consolazione.

Arriviamo a London dopo un piacevole viaggio.
Fortuna ha voluto che il nostro punto di arrivo fosse sulla strada che avrei dovuto raggiungere (la stessa strada passa anche da Toronto, pensate un po’ alle distanze..), ho lasciato tutti i numeri di telefono a Toronto. Dopo 15-20 minuti di cammino arrivo al negozio di mio zio che, il tempo di finire con un cliente, ripara al disastro che avevo fatto ai miei capelli qualche settimana fa.

Siamo sotto elezioni, giornali, strade, cartelli, volantini, pubblicita’ televisive sono piene di commentatori e propaganda sui 3-4 candidati. Ho imparato che le persone difficilmente parlano di alcuni argomenti, questo come sa bene chi mi conosce, e’ uno di quelli che mi interessa particolarmente e su cui vorrei capire cosa ne pensa la gente. Toronto e’ una metropoli, mentalita’ piuttoso aperta, villaggio gay e pride piu’ grande del Nord America, persone da tutto il mondo, culture diverse, attivismo politico (mi sto informando tranquilli!) ho capito che l’attuale primo ministro Harper, conservatore e amico di Bush, non e’ ben visto e in molti lo vorrebbero cacciare (come quei due tizi che alle 3pm attacchinavano un pannello con volantini che raffiguravano la faccia del Premier colorata con la bandiera USA e sotto la scritta “Vota  Partito Comunista“, alle 4.30pm rimanevano solo delle vaghe tracce, i comunisti in Canada..).
London e’ si una grande citta’ ma e’ diversa, piu’ periferica, per pensionati oserei dire, gli abitanti del centro dimorano principalmente nella sede dell’Esercito della Salvezza, per questo sono molto curioso.
Dicevo, qui non si sbottonano e le domande vanno fatte in maniera diversa, cosi’ anche con mio zio, non “Chi voti?”, troppo esplicito, ma “A tuo parere chi vince?”, la risposta da una parte non mi ha stupito dall’altra mi ha un po’ intristito, “Harper speriamo”.
Potevo aspettarmi altro?

Sabato pomeriggio sono venuti a vedere la casa dove mi trovo adesso degli amici di mio zio in cerca di una nuova dimora. E’ stato quasi esilarante.
Coppia sui 60-70 arrivati con una BMW decappottabile prontamente coperta con il lenzuolo, lui a capo di un’industria produttrice di camici e materiale per ospedali, entrambi ben piazzati.
Dal loro ingresso alle 6.30pm all’uscita avvenuta alle 10pm lei non ha smesso di dire tre parole beautiful, gorgeous e awesome in ogni frase e in quest’ordine di quantita’, mentre lui un paio di volte “questa e’ la casa che cerchiamo“, dalla struttura della casa (che onestamente e’ bella), all’arredamento al cibo.
Ovviamente non potevano essere immuni da critiche, poverini questi mangiacake (trad. italese: canadesi), piuttosto che arredare casa con cose inutili pensano a farsi viaggi in giro per il mondo.
Parte del mio parentado e’ coinvolto nelle costruzioni di case, con tutta questa scena da telefim della signora in giallo spero almeno che l’abbiano venduta.

Domenica mattina ho trovato il tacchino a scongelare.

Pranzo dai consuoceri. Ho avuto la conferma che non cercavo, o meglio, che non mi interessava. L’argomento di discussione, l’unica cosa di cui sanno parlare, sono gli altri, il gossip, parlarne male o qualche volta bene, sono in grado di trovare rari altri argomenti, tra “italiani”. L’altro tema ricorrente e’ come cucinare o trovare del cibo che i locali qui non conoscono (dal formaggio al salame alle galline commestibili), la cosa triste e’ che hanno creato un micromondo “italiano” da cui non si schiodano, il mischiarsi coi locali, il mangiare in maniera differente (non parlo di McDonald’s) fa un sacco di punti col segno meno.

Pasta, formaggio, salami vari, tutto italiano, neanche il tempo di accendere la TV che mi sento alle spalle “a quest’ora c’e’ il programma italiano x” (dove x sta per Maria de Filippi, programmi e film vecchi di mesi quando va bene, piu’ spesso ventenni, o qualche trasmissione realizzata sul posto da tre emittenti, Chin Radio/TV, TLN ed OminiTV, in quest’ordine, in una lingua spesso incomprensibile ai piu’, viene chiamato Italese).

Un micromondo venuto male. Curiosita’ zero.
Talvolta provano ad offrirmi cibo per cui non vado matto ma che ritengono delizie, provo a dire che non mi interessa, tra due mesi sono in Italia, non perdono mai occasione di farmi notare che le loro delizie sono del sud e nella mia citta’ e’ impossibile trovarle; ci ho fatto il callo, non mi interessa, ma questa e’ la vita che ho provato (riuscendoci) ad evitare in una citta’ come Toronto piena di connazionali, una vita a cui preferieri il suicidio.
Come sapete sono una persona piuttosto tranquilla e per arrabbiami qualche volta ce ne vuole, qui ho smesso di farlo, non ne vale la pena da una parte, non verrebbe capito dall’altra (sono visto come l’italiano con la mentalita’ arretrata del paese natio, quando non si rendono conto che.. vabe’); una cosa pero’ me la sento, non mi era ancora capitato di disprezzare le persone, e’ una brutta sensazione.

Lunedi’, giorno del ringraziamento, Thanksgiving.
Piu’ o meno stessi commensali ma differente location, protagonista ma non troppo il famigerato tacchino ripieno, ebbene si, esiste!


Foto di rito, cibo a volonta’, preghiera con ringraziamenti a boss di Ratzinger, prima generazione con schifezze nel piatto, nativi dello stivale con delizie, questa gliela concedo.
Due giorni in cui ho mangiato piu’ cibo di quanto non abbia ingerito da quando sono a Toronto.

Purtroppo il mio passaggio tornava in citta’ troppo presto, ho dovuto prendere l’autobus, il collo e’ ancora tutto intero, speriamo di non aver preso neanche la tubercolosi.

Arrivo a Toronto, nel covo in cui vivo non c’e’ connessione neanche nella stanza comune, vado a letto, pubblichero’ questo post domani da lavoro.

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Devo ammettere di essermi sbagliato, la mia confreaternita non e’ poi cosi’ noiosa, ieri non e’ successo nulla di significativo, mi hanno dato cosi’ occasione di scrivere qualcosa qua.

Forse devo ringraziarli. Ma anche no.
Le cose si sono svolte in pochi minuti.

Peter, il capo della confraternita, quello che doveva darmi le chiavi e mi ha dato buca, quello che non mi caga, l’unico fra tutti che neanche quando e’ di fronte a me mi saluta, neanche un “Hi”, niente, zero, ieri sera mentre ero in cucina stavo per inzuppare la forchetta nel mio pasto viene (e li’ gia’ dovevo sospettare) e mi dice:
Peter: “Perche’ non hai risposto quando ho bussato?
Io: “Sai com’e’, ero sotto la doccia
e continua
Peter: “Hai presente il lunedi’ pomeriggio, quando non puoi stare qui perche’ abbiamo riunone?
Io: “Si
Lui: “Ecco, devi andartene per una mezzora, abbiamo una riunione adesso
Io: “Ok, sono qua, dammi il tempo di mangiare e me ne vado, tanto dovrei andarmene comunque
Lui: “No, devi andartene ora
Io: “Dai, ci metto 10 minuti a mangiare, poi me ne vado
Lui: “No, ora
A quel punto mi sfogo e gliene dico quattro, che, minkia, neanche un’ora di preavviso mi ha dato sto tizio.

Mentre mi vesto per uscire sbuca dalla porta e mi allunga 20$ per la cena, inizialmente rifiuto, non e’ questione di soldi ovviamente, insiste e li prendo.
Fortuna che dall’altra parte della strada ci sono le ragazze che mi hanno raccattato.
Al pagamento dell’affitto di ottobre ne riparliamo bene.

Il lunedi’ dalle 7 alle 9.30pm non posso stare in quella che per 3 mesi dovrebbe essere la mia casa, la cucina e’ lezza, ieri sono stato nella stanza della lavanderia e dire che e’ sporca e’ un’eufemismo, creepy la definirei, mi avevano assicurato connessione in camera e c’e’ una volta su 10. A tutto questo si aggiunge il fatto che di punto in bianco me ne devo andare a loro piacimento, ma stiamo fuori?!?

Esco visibilmente alterato sbattendo la porta, alle mie spalle il signorino chiude la porta (che normalmente si
apre con una combinazione) col chiavistello, capitasse mai che questo italiano del cazzo torni all’improvviso a fare una scenata.

I 20$ dollari ci pagano da bere al James Joyce.

Prima pero’ andiamo a vedere la Samba sul marciapiede all’angolo Spadina/Bloor.

Torno a casa e tanto per cambiare non c’e’ connessione in camera, vado nella stanza comune e in 15 minuti sento entrare gente urlante, vabe’ vado a letto, non sono in vena.
Come sapete la mia stanza confina con la cucina, mi trovo 5-6 di loro, c’e’ anche Seth, senza il boss, un po’ alticci che stanno cucinando. Quando sono cosi’ (e sono a casa, non li vedo mai..) sono pure simpatici, intavoliamo una discussione sulla lingua inglese e sul miglior modo di impararla/migliorarla, con loro che parlano solo inglese, inserendo due fuck ogni tre frasi. Vado a letto che e’ meglio.

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Prima spesa a casa nuova, vediamo se riesco a farmi un piatto di roba sana.
Il frigo (i frighi) e’ uno zoo pieno soltanto di salse per BBQ, ci ho messo una scatoletta di tonno commestibile come test/esca, vediamo quanto dura.
Ho fatto pure scorta di incensi, scatola da 40!

Ieri, con un piccolo aiuto, ho finalmente riscritto il résumé, tarato sul mio futuro contributo all’economia canadese.

Interessante cena a Chinatown su Spadina Av, sottoterra. Le 7pm poco piu’ e l’area era deserta o quasi, prima di scegliere il posto dove mangiare, ce ne erano tre in quell’area, siamo stati “assaliti” da queste voci orientali che cercavano di attirarci verso il loro bancone di prelibatezze.

Se non ti fai problemi su quello che mangi, ed io non me ne sto facendo molti, il cibo e’ buono. Impossibile sapere di cosa si tratta, la lingua inglese era un mistero per la signora che ci ha serviti. Porzioni abbondanti, e buone devo ammettere, ma non sai cosa ingurgiti.
Le comunita’ orientali, e cinese in particolare, sono forti e in molti, troppi, riescono a (soprav)vivere senza conoscere una parola dell’idioma locale. Il nome di una pietanza ripetuto 7 volte continuava ad essere incomprensibile. Le uniche parole imparate sono il prezzo, “four dollars“, e “drink?“. Questo purtroppo vale, fortunatamente in misura minore da quanto ho potuto appurare, anche per parte della comunita’ italiana.
E’ una cosa che non riesco a concepire.

Il primo mese, il primo anno puo’ essere comprensibile, posto nuovo, vita nuova, lingua nuova, spirito di sopravvivenza, lavorare per la pagnotta. Ma non oltre.

Dove sta’ la curiosita’, la sete di conoscenza, la voglia di scoprire una cultura diversa, di vivere una *vita* che non sia una copia obsoleta e venuta male del tuo luogo di origine?
Non voglio giudicare, anzi si, ma puo’ chiamarsi vita questa? Che prospettive ti poni? Vivere una sorta di sopravvivenza sotto una campana di acciaio inossidabile per non esporsi troppo, non fa parte di me.
Non fa parte di me il definire un po’ sul serio un po’ per scherzo i canadesi mangia-cake come un modo per categorizzare loro e trovare uno spazio per il noi, italiani (nel mio caso) e locali, i bianchi, gli indiani dell’India, i neri, i cinesi, gli indiani del Canada. Bianco e nero.
Dove sta poi la memoria?

A me piace il grigio, gli assiomi sono fatti per la matematica, uno dei motivi per cui ho scelto Toronto e’ proprio questo, la diversita’ di culture di questa citta’, le differenze, la non omologazione. Ho gia’ dei sentori di bruttezza al ritorno in Italia.

Magari approfondisco l’argomento un’altra volta se interessa.

Al ritorno a casa sono rimasto di sasso. Tutti i miei confratelli, che normalmente vivono nel lerciume e vestono come universitari, in un ambiente pulito (non da loro presumo) indossando giacca e cravatta, senza mezze misure insomma. Mi sentivo fuori posto. Ed infatti era cosi’, appena ho chiesto cosa succedeva la risposta e’ stata qualcosa del tipo “abbiamo un meeting, puoi tornare verso le 9-9.30pm?“, sono stato cacciato da casa mia insomma..
Il meeting quasi certamente era con gli alumni, i vecchi studenti, alcuni infatti portavano capelli bianchi e qualche decina di anni in piu’..

Fortuna ha voluto che avevo chi mi accoglieva.

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Quando e’ scomodo scrivere a penna mi appunto le cose sul telefonino.

L’altro giorno, quando la Spagna ha affondato gli azzurri nazionali alla stazione della metro non sapevo quale prendere, ero davanti alla mappa e mi si avvicina un tizio, mi chiede da che partedevo andare e mi indica quale treno prendere.
Ho pensato che volesse qualcosa, non sono avvezzo alla gentilezza delle persone. Dovro’ abituarmi? :)

Qui, cosi’ come a New York, anche se in misura minore, c’e’ sempre puzzo di cibo, la “pizza” la fa da padrona, che poi definirla pizza e’ davvero eccessivo.

A proposito di cibo, una cosa che ho notato qua e che dalle nostre parti vedo molto molto meno e’ vedere molti geniroti con figli (25-30enni) a pranzo/cena fuori (cibo veloce di solito, ma non solo..), anche l’altro giorno alla partita.

Una cosa invece che ho “apprezzato” sono i senzatetto, gli homeless. Ci sono. Non che sia contento che esistano (si, insomma avete capito!), ma il fatto che siano visibili e anche in downtown; non sono nascosti come a NY dove erano piu’ unici che rari a Manhattan.

Ultima nota per oggi.
Ma quanto diavolo comprano qua? Trovi centri commerciali dove meno te li aspetti (ahah, ho scovato la beta del nuovo sito TTC), luoghi dove due elefanti di medie dimensioni possono tranquillamente passeggiare proboscide nella proboscide senza dare troppo nell’occhio. La cosa sconcertante e’ il fatto che sono perennemente pieni di persone con le dita sul POS, comprendo che il mercato gira una cifra qua, ma che case hanno? sicuramente piu’ grandi della camera che ho affittato! 8^)

buona serate

nota a margine: i motori di ricerca iniziano a fare il proprio mestiere..

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Dopo una settimana di parenti sono arrivato a Toronto, grazie ad un passaggio in macchina di cugini e suoceri.
Il padrone di casa non c’era (la moglie dormiva e non sentiva il campanello…), sembra a posto, l’unico particolare che mi ha colpito e’ la stanza, particolarmente Piccola, ma vivibile, spero.

Mi sono fatto 5 minuti di passeggiata per comprare un paio di cose e la zona non ispira piu’ di tanto….
Domani vado a downtown e vedo come butta..

E’ presto lo so, ma ora mi mangio un panino sintetico e vado a letto.

ps: questo blog e’ sintonizzato sul mio orario, ovvero 6 ore indietro rispetto all’Italia, giusto per avvisare..

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