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Archive for the ‘canada’ Category

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Un pugno di ore mi separa dalla partenza.
Molti dei lettori di questo blog mi conoscevano quando sono partito, altri mi hanno incontrato in questi 177 giorni, qualcuno meno, altri mi hanno soltanto visto ed altri ancora solo letto, come un qualsiasi blog.
Tanto e’ cambiato, alcuni contatti rimarranno altri si perderanno col tempo, e’ normale, sara’ il futuro a riservarci sorprese e noi ad aiutarlo.

Prima che si verifichi questo pero’ mi piacerebbe un commento da te, giusto due parole, un pensiero, un ricordo per chiudere questo spazio che mi ha impegnato dall’inizio alla fine di questa mia permanenza (in attesa di..).

Attenzione!
Questo blog continuera’ per alcuni giorni dopo la fine del viaggio.

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Oggi terzo ed ultimo giro di saluti, collettivi e privati.
Quello privato piu’ toccante del collettivo, per ovvie ragioni.

Pensavo peggio, speravo forse, ma da come sono fatto me lo aspettavo in questo modo.
Dispiace, senza dubbio dispiace lasciare le persone in questo modo, dopo 6 mesi stai solo iniziando ad apprezzarle, vivi in un Paese, una Citta’, inizi ad avere il tempo di capirla, di conoscerla e di interagire con le persone in maniera differente dalla semplice conoscenza casuale.
Dispiace lasciare quelli che in questi mesi ti sono stati vicini, che ti hanno aiutato ad andare avanti, a crearti una nuova vita, anche se temporanea, in un luogo completamente nuovo per te.
Dispiace conoscere una persona, troppo tardi o forse al momento giusto, avere poco, troppo poco tempo per conoscerla, inizi a starci bene insieme ed il tuo volo e’ pronto, li’ a poche ore di distanza, ti crei i tuoi film, fai la coda per vedere la trilogia de Il Signore degli Anelli e ti accorgi che l’altra sta invece iniziando da Vacanze di Natale 1982, il ritorno, il tempo e’ stato tiranno e tu rovini parte di quello che poteva o non poteva essere, che sarebbe potuto essere. Perche’ sai, sapete, che hai una scadenza troppo vicina per essere vera, ti ritrovi il giorno prima con troppi segni che ti stanno ad indicare la via, che sara’ retta, storta, strabica, strana ma e’ pur sempre la via a cui stai pensando, che, con buone probabilita’ vuoi, a cui, fra l’altro, stai pensando gia’ da molto tempo.
Non vuoi tornare sul vecchio tracciato, sul vecchio percorso, non ne sei sicuro, non sai.
Se cresciuto, sei cambiato, maturato direbbe qualcuno, forse anche io. Ti senti diverso, quasi un’altra persona, non vuoi e non senti il bisogno di tornare alla vecchia, e’ uno scalino che hai fatto, che non ti aspettavi, non cosi’, non in questo modo.
Gli ultimi mesi sono stati significativi, le ultime settimane decisive per le scelte che farai dal tuo ritorno a poco o molto.

La paura vera, quella di cui ti preoccupi, quella piu’ grande e’ una ed ha un nome soave che pero’ nasconde un grosso pericolo, si chiama abitudine.

Un grazie a tutti, buoni e cattivi, belli e brutti, etero, homo e trans, uomini e donne, grandi e piccoli, nuovo e vecchio continente, italiani, armeni e cittadini del mondo, bianchi e neri, gialli o verdi, amici o stronzi, nobili e approfittatori.
Quello che sono lo devo anche a voi.

E non e’ una minaccia.

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Sono stati cinque giorni interessanti, diversi oserei dire.
Il viaggio e’ partito con soli due punti fermi: il biglietto aereo sola andata TO-QC e le due citta’ da visitare, Quebec City e Montreal. Il resto abbiamo, piu’ o meno, improvvisato.
La partenza creativa, la hostess del volo low-cost sembrava ubriaca e l’ora di ritardo non ha assolutamente aiutato a rassicurarci, magari pero’ ce l’ha fatta prender bene.
Arrivati a QC il taxi ci porta a casa di Francois che ci ospitera’ per due giorni nel suo semi-seminterrato. Divertente giovane Quebecois che vive nella periferia di una citta’ quasi morta con alcuni coinquilini, tutti artisti o studenti del circo che vedremo il giorno della partenza e dell’arrivo. Il centro, bellino, lo si gira in due ore, il resto del tempo lo abbiamo passato in un ristorante marocchino, in un baretto francesizzante ed a casa a cucinare. La neve ed il freddo fuori non hanno aiutato..
Volevamo un po’ alcolizzarci ma anche qua il concetto di alcool e’ deviato dal proibizionismo, l’1% di alcool non e’ alcool.
Dallo scorso fine settimana Francois conosce alcune parole nuove. Meglio non pronunciarle in ambito accademico pero’..
Da QC a Montreal siamo arrivati con Martin (Marten), tramite un servizio di passaggi in auto chiamato Allo Stop, il nostro autista era un neolaureato nutrizionista che durante il viaggio si e’ bevuto Redbull e altre amenita’ del genere, speriamo bene per i suoi pazienti.
Arriviamo a Montreal e non troviamo la neve, siamo felici di questo, anche se il freddo e’ comunque significativo.
Pausa liberatoria da McDonald’s, non ci mettevo piede dal 1997.
Arriviamo a casa di Marco, vive col fratello e un ingegnere Romeno stabilitosi qua. La casa e’ “creativa” nel senso che una pulitina negli ultimi 10 anni potevano dargliela, inizialmente ci guardiamo in faccia e telepaticamente pensiamo di spostarci al nostro Piano B ma decidiamo di restare, pieno centro e siamo stanchi.
L’accoglienza e’ buona, usciamo per mangiare qualcosa e il locale ci “offre” mezzo litro di vino.
A casa dormiamo chi in cucina chi in salotto, entrambe situazioni che volevo personalmente evitare visti gli ultimi mesi della confraternita ma penso che sono gli ultimi giorni.
Il salotto ha un compagno di dormite, e’ un topino, un ratto lungo mezzo metro in realta’. Quasi divertente se non facesse schifo vedere questo animale in gabbia.
Restiamo 3 notti, non vediamo quasi gli inquilini tranne l’ultima sera, il piu’ interattivo e’ il romeno.
Incontriamo anche il nostro Piano B, Veronique, che troviamo nella media dei Quebecois, ovvero ignora il resto del Canada con un certo astio (“ne sapete piu’ voi appena arrivati del Canada che io che ci vivo”), e’ un’aspirante insegnante e lo diventera’.
L’ultima sera andiamo a bere un Moijito quasi degno del nome che porta, almeno un po’ di alcool c’e’.

Sia Quebec City che Montreal hanno comunque un’architettura diversissima da Toronto, sono piu’ “europee”, differenziate, le persone possono toccarti con un dito o colpirti con una mazza ferrata e non chiedono sempre e comunque “sorry” come a Toronto. Bene.
Abbiamo girato la zona degli spaccini al freddo, un po’ la vecchia Montreal, pagato per una chiesa nordamericana, visitato la parte inglese della citta’ e mangiato bene (a casa..).

Anche il ritorno e’ un passaggio in auto, ottenuto stavolta tramite craigslist in tre ore.
Ci troviamo in un van con alla guida una sigora greca avanti con l’eta’ che guida a zig zag su stada dritta, sua figlia che parla un po’ di italiano e due ragazzi che ci rivolgono la parola solo per chiederci dov’e’ la spazzatura.

Arriviamo a Toronto dopo 5 ore di viaggio, un sandwich lurido e un mandarino.

La doccia successiva mi ha fatto rinascere.
Adesso e fino alla mia partenza staro’ con un altro ragazzo di couchsurfing, situazione meravigliosa, lui giordano e simpatico.

Forse dovrei scrivere qualcosaltro, forse di piu’ personale ma non me la sento, non ne so nulla, sono confuso, le cavallette hanno assaltato il mio cervello.

I prossimi giorni saranno di saluti, non ce la posso fare, non voglio, sopratutto con alcune persone.

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Non leggere

La cosa piu’ significativa di oggi e’ stata masterizzare due CD.

Intanto una tizia (italiana) ha tentato, fallendo, di trascinarmi a casa sua per aggiustarle il computer pieno di virus.

Della serie “anche se lavoro nell’informatica non vuol dire che ti debba sistemare il pc

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Sabato ho dimenticato di dire che nel pomeriggio, prima della festa, sono anche stato all’AGO, Art Gallery of Ontario, una fila di 2 ore di lunghezza spropositata, pero’ scorreva piuttosto bene.
Era l’inaugurazione dopo i lavori e quindi ad ingresso gratuito. Interessante anche se il 90% delle targhette erano assenti, vedevi ma non sapevi cosa.
La “Galleria Italia“, quella visibile dall’esterno, era piena di nomi italiani sulle colonne in legno, finanziatori.

Sabato sera invece e’ stata la serata piu’ eccitante che ho avuto negli ultimi 5 anni. Ho cenato verso le 7-7.30 circa, dopo 15 minuti mi sono abbioccato per qualche minuto prima di pensare alla serata e, con un’interruzione di 15-20 secondi, mi sono svegliato alle 9.30 della domenica.

Domenica invece la gita nelle periferie torontesi e’ saltata per una buona causa, ma non importa.
Sapevo di una “Santa Claus parade“, perche’ no?
Esco di casa e, oltre al nevischio, noto uno strano traffico davanti casa. La parade passa su Bloor st, mi avvicino ed e’ in corso.
Atmosfera meravigliosamente strana. La visione che mi trovo davanti sono i due lati della strada pieni di gente, 40% bambini entusiasti accompagnati dai genitori, tutti infreddoliti, sedie, coperte, tutto il necessario per scaldarsi sotto quello che sara’ il primo regalo natalizio alla citta’ di Toronto, qualcuno piu’ credente di me potrebbe definirlo un regalo dal cielo, ha iniziato a nevicare bene, per poco piu’ di 20 minuti ma nevica durante la parata di Babbo Natale, qualcosa significhera’ (o anche.no).

La parata era sul commerciale andante, tutti i carri sponsorizzati, la Mattel con delle Barbie giganti, la Coca Cola con orsi altrettanto grandi, Sears, Canadian Tire, Zellers, e cosi’ via, bande da mezzo Nord America, i carri portavano bambini in costume urlanti “Merry Christmas” tutti contenti ma spesso infreddoliti da temperatura e neve.

Piccolo dettaglio: io non ero esattamente preparato a tutto questo, al freddo intendo, normalmente non porto i guanti ed anche in questa occasione mi mancavano, poi ero con la macchina fotografica in mano e le tenevo pure fuori, se aggiungete che per vedere dovevo star fermo capite che non era il massimo, anche se molto divertente.
L’ultimo carro era lui, si proprio lui, Santa Claus che salutava i bambini presenti
Una volta finita la parata tutte le centinaia e conetinatia di persone si sono alzate ed ordinatamente (quasi) si sono dirette verso i mezzi pubblici (St. George & Spadina stns principalmente), io ho proseguito infilando in un negozio caldo per poi, piu’ tardi, beccare Valerio.
Giornata quasi natalizia.

La sera avevamo un appuntamento per un evento sull’inizio dell’European Film Festival ad una struttura vicina al consolato polacco.
All’arrivo, inconsapevoli, scopriamo che e’ una serata di gala, presenti direttori e staff dei consolati europei, il nostro abbigliamento non era dei piu’ formali, ci siamo fatti notare ecco.
Abbiamo scroccato una cena a base di stuzzichini di vario tipo e un sacco di vino da tutta Europa (Grecia, Romania, Slovacchia, Francia, ecc.. per l’Italia c’era un rosso Negramaro, non poteva mancare l’immigrato, il vino cileno).
La nostra compagnia, conosciuta, era interessante, uno dei commensali si e’ fatto notare, come esempio mi verrebbe da citare il film “Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata” con Alberto Sordi, lui era un Sordi un po’ meno impacciato, la terra il Canada e non l’Australia, lei una italiana del 2009 e non la Cardinale.

Oggi e’ l’ennesimo giorno in cui ricevo pessime notizie da Firenze.
Vorrei non farmela prender male e vedere queste indicazioni come un “segno” che devo rimanerci poco, purtroppo non ci riesco; vengono da amici e da persone di cui pensavo di potermi fidare. Sono molto deluso.

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Oggi ho compiuto un altro passo significativo per il ritorno, ho finalmente comprato la seconda valigia per il viaggio, sono quasi pronto, alcune cosette da prendere e posso iniziare ad equipaggiare l’attrezzatura per il volo.
Attrezzatura che dovro’ lasciare da qualche parte per un po’ di giorni visto che per il mese di dicembre non avro’ una casa fissa ma dovro’ cercare almeno un paio di sistemazioni temporanee.

La cosa piu’ triste di questi giorni e’ stata che mi sono visto costretto ad avere un brutto disguido con Firenze, ancor prima di metter piede in Italia la gente gia’ sbrocca. Chissa come mi trovero’ una volta a Firenze.

E’ lunedi’ e sono fuori casa per permettere ai ragazzini di raccontarsi i segreti dello zodiaco, no quelli erano i cavalieri.

nota: a volte mi prendo le fisse, e sbaglio, mannaggia a me :-( dovrei iniziare a giocare al superenalotto

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