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Archive for settembre 2008

Ieri il signor Peter mi ha avvisato che oggi il loro meeting sarebbe iniziato prima.
Uscito da lavoro dovevo fare qualche commissione, ma a casa entro le 6, altrimenti non ci sarei potuto rientrare prima delle 9-10pm.

Entrando in metro, incontro uno dei confratelli, Isaac, 21enne studente di scienze politiche internazionali, facciamo due chiacchere, lo vedo molto timido quando non e’ con i suoi fellows, mi chiede opinioni sulla casa, cerco di restare sul vago, almeno per questa settimana.
Just in case” mi chiede il numero di telefono ed io prendo il suo, mi faranno gli scherzi cretini?

Arrivato a casa svuoto la borsa delle cose inutili e ci metto i miei due libri di Naomi Klein, Shock Doctrine (Inglese) e Shock Economy (Italiano).

Ho fissato con Theresa alle 6pm davanti al cinema, e’ acora presto e mi avvio con calma, in fondo e’ a 10-15 minuti a piedi da casa. Senza fretta mi faccio un giro anche in libreria, non sapendo che il mio essere in anticipo cronico mi salvera’ di li’ a poco. Trovo infatti la mia amica davanti allingresso, alla sua destra una lunga fila di persone in coda per l’acquisto, i piu’ fortunati, del biglietto all’ultima ora, a sinistra un’altra coda altrettanto lunga (che raddoppiera’) per i ticket holders chi, come me, si era munito di biglietto in anticipo. Ci accodiamo e stiamo fermi sul posto piu’ di un’ora, con vari personaggi, alcuni dei quali ritroveremo sul palco, pronti a fornirci di tutti i volantini che (non) desideriamo, siamo sotto elezioni e quando spiego che, sfiga, non posso aiutarli a cacciare il conservatore Harper, divento meno interessante.

Le file sono davvero piene di gente e siamo curiosi di conoscere il numero sui biglietti degli altri, alle nostre vicine, che stanno mangiando il Sushi in scatola, cadono i biglietti, numero 432, io ho il 92-93, direi che sono stato uno dei primi a prenderli quasi un mese fa. Da questo punto di vista, al contrario di altri italiani che ho conosciuto qua, non mi sta venendo troppo difficile abituarmi ai loro ritmi ed alla loro puntualita’.

Dopo un’ora entriamo, ci sono altri tizi che conosciamo ma non ci vedono, siamo fortunati (ah, la puntualita’ cronica!) e cerchiamo dei posti nelle prime file, in quarta ci sediamo.
Di li’ a poco la sala si riempira’.

L’ambiente e’ strano per un cinema vero, almeno per quello che ho visto finora, ma siamo in The Annex.
L’atmosfera, le pareti, i banchini, odorano di CPA di Viale Giannotti, piu’ serio e piu’ pulito, l’odore di attivismo politico non si nasconde e non si fa attendere.

Naomi e’ ai piedi del palco, le due ragazze che hanno organizzato la serata (che iniziera’ alle 7.20 anziche’ alle 6.30pm) cominciano a parlare, sono attiviste di due organizzazioni diverse, ringraziano tutti per esser venuti ed avvertono che entro le 9pm, causa small budget, tutti fuori, cosa che ovviamente si rivelera’ impossibile, e non laciate niente nel cinema (qui solitamente lasciano pacchi di pop corn e lattine a gogo’).
La seconda ragazza e’ attivista per gli Indiani d’America che stanno pian piano scomparendo tra riserve e arresti vari, e’ visibilmente provata, piange, quasi.

Finalmente e’ il turno della Klein, un’oretta di monologo interrotta dagli applausi e da sue battute sarcastiche (che di rado comprendo), sa parlare, sa muoversi, in piedi dietro al parlatoio. Non molto da dire in realta’.

La stessa Klein passa poi la parola ad un amico attivista locale, ne seguiranno altri 5-6, da loro molto spazio, una mezzora tutta, da una parte ho apprezzato cio’ che ha fatto, dando voce all’attivismo reale e locale, a quello che anche nei suoi libri apprezza e promuove, si e’ rivelata una bella persona, per quel poco che ho potuto capire. Ai due lati del cinema c’erano un banchetto con i suoi libri (Toronto Women’s Bookstore, dove ho preso i biglietti) e uno per il popolo Palestinese, all’ingresso del cinema invece materiale informativo sulle elezioni delle prossime settimane.
Dicevo, ho apprezzato questo suo comportamento da una parte, dall’altra alcune delle persone che parlavano non avevano idea del significato del termine “amplificazione” da quanto urlavano al microfono e dal tempo che sono state a parlare, vi ricorda nessuno? :)
Qui i biglietti costavano 8$ a NYC 48$, magari due situazioni diverse, la’ probabilmente gli attivisti saranno supporter di Obama che la stessa Klein critica pesantemente (Scuola di Chicago)

Finita la serata ha iniziato a firmare i libri, una massa di gente ma non troppa, io fra questi con le mie due edizioni.
Per fortuna hanno passato dei post-it, che se dovevo fare lo spelling del mio nome in quella calca ero ancora li’.

For [mio nome],
Be Brave!

Quando vede le due edizioni del libro mi chiede di dove sono, glielo dico e fa una battuta del tipo “Che titolo stupido hanno scelto per l’edizione italiana” (Shock Economy anziche’ quello originale Shock Doctrine), ed in effetti ha ragione.

Esco e vado a recuperare il metropass di ottobre, lo pago 9$ meno grazie ad alcuni sgami di una tipa di CouchSurfing.
La stessa tipa, Gail, il pomeriggio mi aveva detto di aver visto, tempo fa, il marito di Naomi, Avi Lewis, uscire da una lavanderia della zona.
Anvedi che c’ho la Klein come vicina di casa!

Torno a casa, nella stanza comune gli agenti segreti in giacca e cravatta stanno ancora parlando, studiano  un nuovo tipo di birra che ti fa sbronzare in mezzo bicchiere? Segreto industriale.
Scusate.

Peter deve aver percepito che ce lo odio, se non fosse cosi’ dovrebbe mettersi un paio di buoni occhiali.

Anche oggi ho scritto questo post in piedi, dove ho trovato connessione.
Ieri, che poi la connessione e’ sparita. Merda.

A volte posso dare l’impressione (ok, e’ vero, non e’ solo un’impressione!) di scrivere molto, troppo, quello che faccio pero’ non e’ solo scrivere per voi che mi leggete ma anche per me stesso, per i tempi bui di dicembre…

nota: Parlando del piu’ e del meno Theresa mi ha chiesto se penso di trasferirmi qui. Ho risposto di si.

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Sabato dopo scuola pranzo da Jamaicano, buono e ripientante.

Ieri sera ho finalmente visto il piano terra del Rivoli, ai meeting di CouchSurfing infatti stiamo sempre perennemente al primo, ops, secondo piano e non mi era capitato di vedere altro.
Serata consigliata da Cat, la situazione era carina, l’attrazione era un ragazzino di 12 anni, che ne dimostrava 9-10, una bestia alla batteria, bravo decisamente, ma dopo una mezzora anche basta.

Con noi c’era Christine che ha voluto portarci in un altro locale su Richmond, non ricordo il nome ma insisteva sul fatto che non fosse un club ma un bar, la prima impressione e’ stata un po’ ambigua, in fila davanti a noi c’erano tre signore sui 50-55 anni, Christine era contentissima di venire qua, “un posto frequentato da gente di tutte le eta’“, pare sia il suo locale preferito. A me non ha ispirato piu’ di tanto, era davvero troppo affollato, quasi da non muoversi, probabilmente un’altra sera sarebbe stato piu’ divertente ma cosi’ era ingestibile, almeno per me. Su due piani con i balconicini ed un sacco di sicurezza, gente sbronza a tutti gli angoli.
Alle 1.30 ho lasciato le ragazze e sono tornato a casa, appena in tempo per salire le scale e crollare sul letto, 10 minuti in piu’ e mi addormantavo sullo streetcar.

Ma arriviamo al bello.
Come premessa devo dire che esiste questo gruppo, Improv Everywhere, seguo da 2-3 anni, le loro azioni che si svolgono principalmente in Nord America. Inutile dire che da quando sono qui aspettavo una loro mossa in zona, e cosi’ e’ avvenuto.
MP3 Experiment – Toronto, dalla pagina potete leggere i requirements, ovvero abbigliamento, lettore multimediale, mp3, palloncini sgonfi (che ho interpretato come pallone sgonfio, e infatti nella borsa avevo un pallone da basket!), ecc..
Ieri pioggia tutto il giorno, oggi giornata meravigliosa, sembra fatto a posta.
Non conosco la zona ma arrivando vicino al parco con lo streetcar e vedo un sacco di gente con la maglietta colorata, sono arrivato. Siamo in diverse centinaia.
La mia “paura” e’ di non riuscire a capire la voce dell’mp3, ma tranne poche cose e’ andata piuttoso bene.
Niente foto dai partecipanti, anche perche’ era quasi impossibile visti i movimenti e le azioni che ci hanno fatto fare. In compenso la copertura mediatica era totale, almeno 3 tra fotografi e video-operatori sul terreno ed un elicottero in aria.
Tutto e’ durato 45 minuti, come l’mp3, e’ stato davvero divertente, centinaia di persone sorridenti che facevano cose piu’ o meno stupide, tutte insieme, tutte nello stesso momento.

Nei prossimi giorni dovrebbero rilasciare foto e video dell’azione, nel frattemo ci hanno ringraziati :)
Davvero a-m-a-z-i-n-g

Qualche giorno fa riflettevo sul mio status qua, su uno dei perche’ sono arrivato in questa citta’. La lingua.
Tra me e me mi lamentavo del fatto che sto lavorando in un luogo di clausura, che devo cambiare visto che nessuno apre bocca e non ho molte occasioni di parlare per piu’ di cinque minuti.
Ieri pero’ stavo scrivendo una mail e mi sono fatto un piccolo elenco, da quando sono qua non ho perso occasione di frequentare ambienti locali, meeting fissi o sporadici, reading, trasmissioni televisive, pranzi, cene, feste, iniziative di volontariato tutte esperienza con “soci” canadesi.
In effetti non sono cosi’ fermo, mi sto dando abbastanza da fare, non e’ mai troppo e sono autolesionista, ma non sono stato ad aspettare, l’occasione, qualcosa che mi venisse incontro come per magia. Domani pomeriggio per esempio sono da Naomi Klein e durante la settimana molto probabilmente abbandonero’ l’altro lavoro che sto per iniziare, troppa italianita’ la dentro.

Scrivo questo giusto per farmi un esame di coscenza su cio’ che sto facendo.

[update: ecco qui alcune foto]

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E’ vero, all’inizio ero contento di venire a vivere in una confraternita, le decine di film mmerigani avevano creato un immaginario strano.

Passando il tempo mi rendo conto che le cose sono diverse, molto diverse.
Sara’ che con l’eta’ le cose si vedono in maniera diversa pero’ alcuni comportamenti dovrebbero universalmente noti.
Sara’ che ho ancora il dente (e non solo) avvelenato per essere costretto ad andarmene from my place perche’ questi hanno riunioni supersegrete di come farsi le pippe.
Ma quando ti scompaiono le cose in un frigo ilcui unico contenuto sono salse per i BBQ, o ti trovi sul nel lavandino, giusto sotto la scritto “rispetta gli altri, pulisci quando hai finito” il pienone di piatti, bicchieri, posate luridi, il sapone buttato li’ non in piedi ma per traverso, l’altro lavandino intasato da non voglio chiedermi cosa, i piatti puliti a sgocciolare che in realta’ sono sporchi perche’ il genio li ha lavati solo nella parte in alto, qualche domanda te la fai.
Quando poi senti discorsi tipo che “devo andare alla metro per incontrare mia madre, mi porta i soldi” ti immagini che in realta’, come pensavi, questi sono dei ragazzini viziati abituati ad ottenere cio’ che vogliono, pagano altri per fare cio’ che molti altri fanno da soli, tipo pulire cio’ che sporcano, cucina lurida = chiamare la donna delle pulizie, la mia amica russa.

Ne ho viste di case sporche, ma un minimo di dignita’ esisteva, qui manca anche quella, la pulizia di se stessi, dell’ambiente dove vivi quotidianamente, e’ incredibile come questo aspetto sia totalmente assente. Disarmante oserei dire.

Scusate lo sfogo.

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Devo ammettere di essermi sbagliato, la mia confreaternita non e’ poi cosi’ noiosa, ieri non e’ successo nulla di significativo, mi hanno dato cosi’ occasione di scrivere qualcosa qua.

Forse devo ringraziarli. Ma anche no.
Le cose si sono svolte in pochi minuti.

Peter, il capo della confraternita, quello che doveva darmi le chiavi e mi ha dato buca, quello che non mi caga, l’unico fra tutti che neanche quando e’ di fronte a me mi saluta, neanche un “Hi”, niente, zero, ieri sera mentre ero in cucina stavo per inzuppare la forchetta nel mio pasto viene (e li’ gia’ dovevo sospettare) e mi dice:
Peter: “Perche’ non hai risposto quando ho bussato?
Io: “Sai com’e’, ero sotto la doccia
e continua
Peter: “Hai presente il lunedi’ pomeriggio, quando non puoi stare qui perche’ abbiamo riunone?
Io: “Si
Lui: “Ecco, devi andartene per una mezzora, abbiamo una riunione adesso
Io: “Ok, sono qua, dammi il tempo di mangiare e me ne vado, tanto dovrei andarmene comunque
Lui: “No, devi andartene ora
Io: “Dai, ci metto 10 minuti a mangiare, poi me ne vado
Lui: “No, ora
A quel punto mi sfogo e gliene dico quattro, che, minkia, neanche un’ora di preavviso mi ha dato sto tizio.

Mentre mi vesto per uscire sbuca dalla porta e mi allunga 20$ per la cena, inizialmente rifiuto, non e’ questione di soldi ovviamente, insiste e li prendo.
Fortuna che dall’altra parte della strada ci sono le ragazze che mi hanno raccattato.
Al pagamento dell’affitto di ottobre ne riparliamo bene.

Il lunedi’ dalle 7 alle 9.30pm non posso stare in quella che per 3 mesi dovrebbe essere la mia casa, la cucina e’ lezza, ieri sono stato nella stanza della lavanderia e dire che e’ sporca e’ un’eufemismo, creepy la definirei, mi avevano assicurato connessione in camera e c’e’ una volta su 10. A tutto questo si aggiunge il fatto che di punto in bianco me ne devo andare a loro piacimento, ma stiamo fuori?!?

Esco visibilmente alterato sbattendo la porta, alle mie spalle il signorino chiude la porta (che normalmente si
apre con una combinazione) col chiavistello, capitasse mai che questo italiano del cazzo torni all’improvviso a fare una scenata.

I 20$ dollari ci pagano da bere al James Joyce.

Prima pero’ andiamo a vedere la Samba sul marciapiede all’angolo Spadina/Bloor.

Torno a casa e tanto per cambiare non c’e’ connessione in camera, vado nella stanza comune e in 15 minuti sento entrare gente urlante, vabe’ vado a letto, non sono in vena.
Come sapete la mia stanza confina con la cucina, mi trovo 5-6 di loro, c’e’ anche Seth, senza il boss, un po’ alticci che stanno cucinando. Quando sono cosi’ (e sono a casa, non li vedo mai..) sono pure simpatici, intavoliamo una discussione sulla lingua inglese e sul miglior modo di impararla/migliorarla, con loro che parlano solo inglese, inserendo due fuck ogni tre frasi. Vado a letto che e’ meglio.

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Lunga ed intensa giornata.

Come alcuni sanno sto cercando di licenziarmi da dove lavoro, per farlo pero’ voglio trovare un’alternativa ovviamente.

Oggi alle 5pm avevo il mio primo turno di prova con l’altro lavoro, il manager se ne era scordato e per questo sono venuto via alle 8.30pm
Arrivo quindi al clou della serata, qualcuno potrebbe intuire di che si tratta dal titolo del post.
Giorni fa mi avevano accennato che Petra Magoni e Ferruccio Spinetti sarebbero venuti a Toronto, pensavo fosse per la notte bianca del 4 ottobre, invece erano oggi.
Visto il mio turno pensavo di dovervi rinunciare.

Le cose sono andate diversamente.

Esco alle 8.27pm da lavoro e mi fiondo al 1585 di Dundas st. West, treni e streetcar ormai sono il mio pane quotidiano.

Arrivo intorno alle 9pm al Lula Lounge, grazie ai contatti sul territorio sono nelle guest list e risparmio i 25$ di ingresso.
Le ragazze ed un’altra persona dell’IIC (che ringrazio per l’inserimento nella lista :) sono gia’ li’, il concerto e’ iniziato da 20-30 minuti. La sua voce e’ inconfondibile anche da fuori.

Vediamo il concerto in una situazione molto sobria, troppo forse, meraviglioso come sempre (me li sono visti sia ad Italia Wave che al Festival della Creativita’ del 2007, impareggibile con l’orchestra, anche se col mal di gola). Un bis e la canzone che aspettavo, quella del titolo.

Dopo il loro concerto suonera’ un gruppo greco, la platea infatti e’ composta da pochi locali, molti greci e pochi italiani, alla domanda di Petra, se ci fossero dei connazionali in sala si alzano poche mani oltre alle nostre. Bene.
Anche Ferruccio, oltre a suonare il contrabbasso, fa il suo intervento di rito, meta’ inglese meta’ italiano, davvero disarmante e’ il suo modo di fare e di parlare, e’ sempre uno spettacolo ascoltarlo.

Dicevo, finisce il concerto e andiamo a salutrali, sbuca pero’ una ragazza alle nostre spalle, ci informa che il nostro tavolo con gli artisti ed il manager e’ pronto, rimaniamo piacevolmente sorpresi. Ci dirigiamo da quella parte dove di li’ a poco arriveranno Ferruccio, Petra e le altre persone coinvolte nel concerto, siamo in nove. Siamo finiti a cena con loro, che bello, ho apprezzato un sacco.

L’altra cantante e’ brava ma le chiacchere predono piacevolmente il sopravvento.
E’ vero, per un’artista che “gioca” e lavora con la voce come lei, le note, la musica tradizionale e’ come vivere a San Marino e non poter espatriare, impossibile.

Si fa serata e loro sono naturalmente stanchi, vengono da New York dove hanno tenuto giusto ieri un altro concerto.

Vorrei dire un sacco di altre cose, mi ha fatto un sacco piacere conoscere, anche se per poco tempo, Petra e Ferruccio. Contrariamente ad altri artisti di rilievo conosciuti in passato (anche non nel breve periodo) sono persone davvero alla mano, peccato partano domani, un giro per Toronto poteva essere un’idea.

E’ tardi, vado a letto.

nota: grazie Luca

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Oggi al lavoro ho passato la mattinata a riorganizzare le mie foto canadesi, un disastro, devo finire.

Pomeriggio tranquillo, non ve ne importera’ nulla ma ho finalmente una situazione decente per quanto riguarda i vestiti, non sono piu’ costretto a spargerli ovunque ci sia uno spazietto vuoto.

Martedi’, serata Couchsurfing, meno entusiasmo del solito ma un sacco di visitatori dall’Europa al Sud America passando per il Giappone, piu’ chiacchere delle altre volte. Via via che passa il tempo mi sento e mi sentono sempre piu’ un questa sorta di comunita’ CS torontese, e la cosa mi piace assai.
Mentre andavo a prendere la metro ho trovato una fila ordinata di 100m per entrare, non ci volevo credere, non pensavo fosse possibile, ma anche questo e’ Toronto. Solo un tizio ha scavalcato, ma nessuno ha detto niente. Un po’ apatici pero’.

Sono uscito dalla stazione dei bus/metro con un tizio che contava i passi e si muoveva secondo una sua logica, qualcuno sa dirmi come si dice in italiano questa cosa?

La serata finisce con un salto da Tim Hortons per una cioccolata calda.

Mi sto abituando ai tempi di questa citta’, oggi sono uscito poco dopo le 8pm e sono rientrato da una mezzoretta, alle 11.30pm, la maggioranza degli altri CSers locali se ne erano gia’ andati, eravamo rimasti praticamente solo io e Cat.
Sto davvero apprezzando i ritmi, i volti, le persone, la vita di questa comunita’ nordamericana, vicina ma lontana dagli USA allo stesso tempo.
La cosa che devo modificare ancora forse sono i profili che mi creo, basso profilo d’ora in poi.

Vado a letto, domani sara’ una giornata piena, fatemi un in bocca al lupo.

nota: mi devo comprare un cappello.

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Ieri giornatina interessante.
Appena esco da lavoro ricevo un invito per andare a vedere The Hour, che mi rendo conto solo all’arrivo essere un talk show in stile americano, me ne rendo conto dopo perche’ difficilmente sto dicendo di no a qualsiasi invito per qualcosa.
Li’ per li’ rimango stranito dal fatto di andare a vedere una trasmissione televisiva come pubblico ma l’invito veniva da una persona che non mi avrebbe mostrato stonzate canadesi.
Ospiti a sorpresa, nel senso che non sapevamo chi erano gli intervistati di questa puntata.
Arrivo alle 3.45pm al CBC Building per mettersi in una coda piena di vecchi e giovani, alcuni fan accaniti del conduttore, George Stroumboulopoulos, ex di vj MuchMusic col successo passato alla CBC.
Dopo lunghi minuti di attesa finalmente arriviamo alle porte dello studio dove ci offrono due libri, uno sui Guinnes dei primati l’altro e’ Miracle at Sant’Anna, potete immaginare quale ho preso..
Entriamo e ci accolgono con calore, uno degli intrattenitori ci spiega cosa fare in caso incendio o cose cosi’ ironicamente chiede piu’ volte da che parte dobbiamo seguire le scale per scendere su o giu’? Poi spiega che il nostro compito e’ applautire e ridere, in effetti non e’ cosi’ difficile.
Arriva il conduttore e spiega come si svolgera’ la trasmissione, dopo il tizio dei guinnes dei primati ci sara’ la parte culturale, intervista con Spike Lee.
Wow, se prima eravamo convinti che quello era il giorno sbagliato per andare a fare il pubblico adesso io e Theresa siamo piuttosto felici di vederci anche Lee, che presenta poi il film che non sono riuscito ad andare a vedere!
Davanti a noi quattro donne dai 35 ai 60 circa esaltatissime, successivamente, cantando una canzone a coppie, vinceranno dei biglietti per andare a vedere non ho capito cosa.
Inizia la trasmissione e ci mostrano vari guinness assurdi, situazione classica di tutto il mondo, il tipo tatuato al 99%, la donna con le unghie lunghe, ecc.. ma noi aspettiamo Lee.
Nel promo della trasmissione ci sono alcune news su vari argomenti in chiave ironica, e io non mi vado a beccare quella sul David?
Intermezzo con altre notizie, George e’ dietro a noi con uno sfondo televisivo verde.
L’intervista di Spike Lee si rivela pacco, la vediamo infatti su un megaschermo, e’ stata fatta durante il TIFF, peccato, quando qualcuno chiede perche’ il conduttore dice che comunque siamo stati a pochi metri dal maxischermo in cui c’era Spike Lee.
Peccato!
Finisce la trasmissione ed iniziano le domande. Lui molto disponibile risponde a tutte e sembra non finire piu’. Chiede sempre “altre domande o curiosita’?” ad un certo punto, dopo buoni 20 minuti, due tizi si alzano, George dice che se qualcuno vuole andare e’ libero di farlo, a quel punto tutti nessuno escluso si alzano e se ne vanno.
E’ stato interessante ma per una trasmissione che dura un’ora siamo arrivati alle 3.45pm ed usciti alle 6.20pm.

Il giorno prima avevo ricevuto un invito per andare a vedere un reading di un famoso scrittore canadese, finita la trasmissione era gia’ tempo di muoversi per l’altra destinazione, viene anche Theresa.
Qui sono usuali questi reading organizzati da riviste letterarie, arriviamo in questo pub irlandese molto posh, con eta’ media 40-50 anni e troviamo i miei invitatori (o come si dice).
Ancora non e’ iniziato, ne approfittiamo per andare a mangiare qualcosa.
Inizia il reading. E’ letteratura e poesia, molto difficile anche se non impossibile la comprensione, decisamente diversa dal talk show del pomeriggio.

Ce ne andiamo, io vado a far visita alle ragazze tornate da Montreal, racconti melodrammatici sugli orari dei locali, un po’ me lo aspettavo, siamo succubi degli stereotipi italiani, se poi aggiungete che qui sono molto fiscali con gli orari (cosa che, per come sono fatto io, apprezzo..), potete capire il resto.
Va via la luce e non sappiamo dov’e’ l’interruttore generale. E’ ora di andare a letto. Buona notte.

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