Toronto (cirono come dicono qua) non ha un vero immaginario ma ne e’ stato creato uno generico, immaginato.
Non ha i palazzi di NYC, non ha la vicinanza, i punkettoni e la famiglia reale di Londra, non ha la storia di Berlino e non ha la filmografia di queste citta’.
Ma al contempo ha (quasi) tutto questo.
Non e’ una citta’ turistica, le dita di una mano sono troppe per elencare le sue attrazioni turistiche.
Ha pero’ una peculiarita’ che molte citta’ dalle nostre parti stanno perdendo o hanno perso da tempo: e’ a misura di essere umano, servizi, pedoni prima di tutto, ma sopratutto cultura e investimenti, voglia di vivere che leggi nei volti delle persone. Tanta.
Atteggiamenti, stili, da noi un 16enne sarebbe “additato” qui 40-45enni in skate o pattini per strada invece di auto e metro, arzilli 60enni scatenati quando dalpalco il jazzista di turno invita un “move your feet! move your feet!..” snobbati (o quasi) da noi e comunque casi rari. Famiglie giovani, forse troppo, mercato e organizzazione troppo inseriti nella quotidianita’ e tradizioni parentali/nazionali seguite senza stare al passo coi tempi.
Occhi e volti meravigliosi, vitali, sorridenti. Felici.
Un pubblico eterogeneo, ditutte le eta’, applausi e ovazioni da grandi occasioni. Bello.
Quanti gabbiani..
Giretto anche al Kensington Market, la zona portoghese con bancherelle che vendono di tutto.
Mi sono beccato anche una sorta di critical mass, oltre alle bici in realta’ era pieno di mezzi con ruote e spinti da piedi, di tutte le forme.
